La Rende 2.0?!… Tra idiozia e fantasia.

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di MIRKO D. MARIA

Per favore spiegateci il 2.0???

“L’etimologia moderna definisce il fenomeno  2.0, come tutta quella serie di dinamiche e processi relazionabili  connessi con la contemporaneità del nuovo millennio,  demarcando cosi un nuovo corso rispetto al precedente, ma non per “reali” cambiamenti legati alla redistribuzione sociale della ricchezza o del lavoro, bensì nella presenza di nuovi  sistemi di comunicazione,  globale e rapidi, reciproci e personali, in stretta connessione fra loro.” 

Questa è l’unica spiegazione razionale desumibile dalla cosiddetta proposta della Rende 2.0, o l’unica che abbia qualche senso, o qualche legame di connessione con l’opera messa in atto dall’attuale Amministrazione che ad essere “franchi”, al di là di qualche opera di “bonifica” e qualche stretta di mano qua e la, in quattro anni di governo non ha prodotto praticamente nulla.

Saremo noi forse esagerati, o eccessivamente miopi da non vedere lo sviluppo e le solide basi costruite per partire con questa nuova progettazione 2.0, con cifre su cifre prontamente messe in scena guarda caso proprio con l’approssimarsi dell’elezioni, con la nuova e immancabile promessa di una vero e autentico rinnovamento/cambiamento; saremo noi nuovamente esagerati, ma nulla è cambiato in questi quattro anni, anzi il tracollo cittadino è sotto gl’occhi di tutti, dissesto stradale manco fossimo sotto bombardamento, una città paralizzata, senza identità e senza certezze, dove regna il caos e la disorganizzazione; la sola cosa puntuale, e qui dobbiamo dargliene  atto, è la regolarità del pagamento dello stipendio del dirigente  Infatino , che con enorme sforzo e fatica, sta lavorando costantemente da più di quattro anni richiuso nel Comune, per il risanamento e la rinascita della cittadina, il tutto per un misero compenso, giusto quattro spicci.

Siamo sicuramente noi ciechi, nel non intuire la grandezza e il raffinatezza dell’ Ambaradan politico teatralmente messo in scena per giustificare il continuo gioco di trasformismi e poltronismi, ognuno si fa i fatti e gli interessi  propri, ognuno guarda al tornaconto personale e alla sua immagine, ed infine a noi  viene artificiosamente  raccontato cheil farsi i cazzi loro sia in realtà strettamente correlato al bene della città”; capirne il nesso risulta stranamente complesso, ma saremo sempre noi esageratamente limitati, nel non comprenderne l’alta finalità.”

Siamo certi di una cosa però, Rende si riprenderà, ma non sarà certo merito del fantasioso modo d’intendere la politica, cui quotidianamente ci ha abituato chi non ama ne conosce questa città, chi non ne comprende i sentimenti, la storia, la bellezza ,   e per questo non riesce ad essere obiettivo sulla reale e degenerante situazione.  Rende si riprenderà da sé, il suo potenziale non sta sicuramente nel trovare esempi e muse ispiratrici  “al di là del Campagnano”; i suoi cittadini e il suo territorio sono il reale potenziale da cui ripartire, adeguare di nuovo la città all’esigenze dei cittadini, renderla ancora una volta unica nella sua bellezza, ma soprattutto utile e a misura di tutti.

Il modello già esiste, e si chiama Rende.

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