Ripartire da Rende.

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di Mirko D. Maria

L’ultimo consiglio comunale cittadino, al di là delle libere considerazioni personali ,ha offerto numerosi spunti e un dibattito inaspettatamente piacevole. Finalmente, e tengo a sottolineare questo concetto, si è discusso di alcune delle reali grandi tematiche della città, ed escludendo qualche retorica stonatura, si è avvertito che le potenzialità per una ripresa cittadina sono deducibili se si tengono in considerazione i punti di vista di tutti. Fra le percepibili stonature, alcune del tutto discutibili, una in particolare sfugge da ogni mia possibile e razionale comprensione, una definizione tirata fuori dalla maggioranza politica, che ragionava sul concetto di “città commerciale” e di “città di transito”, concludendo infine,  che Rende per come fu progettata era inevitabilmente destinata a patire una cosi grave crisi “commerciale”. (mi chiedo: una visione paradossalmente stalinista sulla pianificazione economica??)

Soffermandomi su tale “teoria” ho deciso di estrapolare una spiegazione convincibile e razionale. Partendo dal concetto stesso di città commerciale e di transito;   la relativa documentazione storico scientifica ( arch. A. Barresi) evidenzia come la concezione urbanistica delle città contemporanee, non prevede assolutamente tale distinzione,  in quanto per essere sintetici, lo sviluppo urbanistico deve per forza di cose coniugare sia l’attività di transito, con una viabilità decentemente curata e soprattutto  sicura, sia una attività commerciale coerentemente sviluppata  in relazione alla capacità transitoria e residenziale della città.

In ogni caso è giusto affermare che il problema sostanziale e primario, non è riscontrabile tanto in una teoria o quanto nell’altra,  e non è assolutamente desumibile  dalla ipotetico calcolo della capacità di spesa  degl’universitari (ovvero di circa 35.000 anime che “transitano” a Rende),  che a quanto pare risulta  inadeguata al target dei locali rendesi, questo  discorso è forse un po’ troppo approssimativo e tendenzialmente  bigotto, cosi come,  quello relativo solo ed esclusivamente al cambiamento delle “mode”; la moda è un concetto che dipende spesso da fattori endogeni.

La verità, è che Rende non ha più la stessa capacità attrattiva di un tempo, la città non offre una bella immagine di se stessa, degradata  e abbandonata,  a stento riesce a garantire i servizi primari ai cittadini, e la programmazione politica non brilla per originalità, è piuttosto emulativa che innovativa.

Si tenta in ogni modo di imitare, programmi e iniziative della vicina Cosenza, questo continuo rincorrere sta facendo perdere a Rende non solo la sua identità storica, ma la sua originalità, la sua espressione distintiva e di rilievo sull’area urbana;  la periferizzazione, la perdita dell’autonomia politica, ha nettamente spostato tutto il bacino commerciale su chi attualmente offre maggiori servizi e garanzie.

E allora mi chiedo: “ Ma questa classe politica è capace di guardare al di là del Crati?”

Prima di andare alla disperata ricerca di modelli da emulare, soffermiamoci attentamente sulla città e i suoi cittadini, queste sono le reali potenzialità; ripartire da Rende, per riscoprire quella esclusività che c’ha sempre contraddistinti.

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