La società violenta

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Se fossimo tutti più buoni

di GIANFRANCO DE FRANCO

Credo che la violenza che subiscono le donne e che in questo tempo sta diventando un fenomeno impressionante, sia da combattere non solo attraverso sfide educative, ma anche attraverso azioni di carattere generale rivolte verso la giustizia sociale e verso un più chiara presa di coscienza dei diritti di tutte le persone. Sono convinto che le amministrazioni locali, quelle comunali in particolare, possano assumere un ruolo molto importante.

L’amministrazione comunale che a me piace(rebbe), è un’amministrazione che difende i propri cittadini di fronte a qualsiasi tipo di sopruso, di fronte a un diritto negato. Mi riferisco anche a “piccole” cose tipo un’attesa troppo lunga per una visita sanitaria o un’analisi. Mi riferisco a modi poco civili anche nel contestare una multa per divieto di sosta o per notificare a un cittadino che l’ingresso negli uffici comunali è consentito in determinati orari e non in altri.

Credo che dovremmo cercare tutti di essere più gentili, più tolleranti, di non abusare del nostro “piccolo” o “grande” potere di fare o di non far fare una cosa.

Oggi la nostra società è violenta. E non è tanto facebook. Siamo noi. Parliamoci chiaro. Anche le forze dell’ordine, ad esempio, ci mettono del loro. Ricordate la perquisizione con un grande dispiego di forze e di cani poliziotto in una delle scuole più prestigiose della Calabria per cercare qualche spinello? O l’arrivo della Finanza con cani poliziotto e camionette alla piazzetta di Commenda per frugare nelle tasche dei ragazzi in cerca di “erba”? Sapete, ad esempio, che le perquisizioni domiciliari sono fatte giustificandole, a prescindere, con l’ipotesi della presenza in casa di armi e munizioni?

E che dire dei controllori sui bus del Consorzio Autolinee sulla linea Cosenza-Università che prendono a male parole i ragazzi beccati senza biglietto. Non vi dico poi se senza biglietto c’è un “nero”. Li trattano come animali, come pezzi di merda.

Oggi la società è violenta perché ha i vertici delle istituzioni che sono violenti. Come giudicare, ad esempio, la minaccia del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, di incaternarsi davanti a Palazzo Chigi se non è nominato entro fine novembre commissario alla Sanità calabrese? La massima carica istituzionale calabrese che si incatena per una poltrona facendo passare il gesto come la salvaguardia di un diritto dei calabresi. E’ questa la violenza.

Noi dobbiamo essere più buoni e più tolleranti nei confronti degli altri. Se c’è chi parcheggia in sosta vietata gli si fa la multa, ma lo si tratta con gentilezza e rispetto; se uno salta la fila si cerca con rispetto di fargli capire che è una cosa che non si fa. Se la polizia deve controllare o prevenire lo deve fare con dignità e con un assetto pari alla gravità del reato; se un “nero” è senza biglietto gli si fa la multa, ma deve essere trattato con dignità; se un presidente di Regione si deve proprio incatenare che almeno lo faccia per chiedere una soluzione per dare sollievo ai bambini poveri.

Così diminuiremo la violenza. Cerchiamo in noi stessi la non violenza, agiamo di conseguenza, “predichiamo” bene e non razzoliamo male.

Il luogo che il caos predilige è quello dove tutto è violento, dove prevale la legge del più forte, dove c’è  assenza dei diritti.

Bene le leggi, benissimo le pene, ma se fossimo tutti un po’ più tolleranti, più buoni, più compassionevoli, più rispettosi gli uni degli altri anche questa orrenda cosa della violenza degli uomini sulle donne sarebbe un fenomeno destinato a diminuire fino a scomparire del tutto.

(Nella foto in evidenza, il tavolo della presidenza del Convegno della Fidapa di Rende del 25/11/2017 che si è svolto al Museo del Presente sul tema “Violenza di genere e bullismo – una sfida educativa). Da sinistra, Gaetano Marchese, Emily Casciaro, Vincenzo Filice, Alba Carbone, Paola Lucente, Giorgio Clarizio)

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