il testo integrale del discorso di Clelio Gelsomino al Congresso PD di Rende

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Cari compagni, cari amici

finalmente oggi riusciamo a celebrare il congresso del circolo di Rende. È da oltre un anno che a più riprese abbiamo chiesto che si aprisse una nuova fase nel Circolo. Più volte chiesto, ma più volte rifiutato. Le mie dimissioni erano rivolte verso un vero e proprio cambio di passo che mirava ad una nuova idea di circolo, fatta non più da invidie, gelosie o doppi giochi, ma da un’autonomia, una costruzione di un percorso e di un progetto politico certo e chiaro. Questa nuova fase volevamo aprirla innanzitutto per fare chiarezza, prima tra gli iscritti e poi tra i cittadini. Oggi il PD vive uno stato confusionale che non ha storia e né eguali. Renzi sta provando a “far quadrare i conti”, ma con la moltitudine di storie e tradizioni politiche diverse che lo compongono non è facile trovare il “bandolo della matassa”. Ma se Renzi lavora in tal senso, a livello regionale il quadro gestionale del partito è a dir poco drammatico. Tutti voi ricorderete come si è vinto l’ultimo congresso regionale. Noi come circolo abbiamo sostenuto un nuovo processo che il giorno dopo della vittoria è stato disatteso e mandato al macero. Quella fase non è mai iniziata perché chi doveva garantire un cambio di passo non ha fatto altro che appiattirsi sulle posizioni di chi aveva perso quel congresso, chiudendo ogni ragionamento politico con chi, invece, quel percorso lo aveva sostenuto. Oggi paghiamo il conto di tutto ciò. Un partito regionale che non è in grado più di fare sintesi, di fare politica, di criticare laddove c’è da criticare anche l’operato della giunta regionale, non è in grado più di ascoltare la gente e tentare, almeno, di risolvere i problemi. Ma se “Sparta piange … Atene non ride”. Infatti, la situazione del partito provinciale non è migliore di quello regionale. Vi chiedo e mi chiedo: ma il PD in quale dei comuni medio-grandi della provincia governa? Facendo i conti sembra in nessuno. Anzi, da quando quattro anni fa in solitaria l’attuale segretario provinciale ha vinto il congresso, il partito non ha fatto nulla per essere un vero partito. Anzi, l’operato è da considerarsi fallimentare. Nei territori il PD è scomparso. Si inciucia con le varie amministrazioni garantendo a volte, vedi a Rende, i numeri sufficienti per scongiurare crisi politiche o quant’altro. Tale fallimentare operato ha fatto sì che il PD perdesse consenso nei territori. E il suo operato ha fatto sì che nel circolo di Rende, non ostacolando il processo di formazione delle tante aree politiche,si generasse confusione su confusione.

Oggi il circolo di Rende paga tutto questo. Quattro anni fa quando questo gruppo dirigente si è insediato all’indomani del congresso cittadino, si è trovato catapultato in un vortice di scadenze elettorali da fare rabbrividire anche i più audaci. Ma noi non ci siamo arresi. Primarie per il parlamento, primarie per il segretario regionale, consultazioni amministrative comunali e regionali. Tutto nel giro di pochissimo tempo. Abbiamo guidato il partito rendese nel periodo più difficile delle storia riformista della città:la sconfitta elettorale alle amministrative. Elezioni che abbiamo perso sì,ci siamo assunti la responsabilità, ma che va condivisa con i tanti dirigenti candidati che al secondo turno che hanno deciso di non partecipare al ballottaggio e andare al mare o con chi invece da dirigente dem ha deciso di appoggiare l’attuale sindaco. E oggi si arrogano il diritto di avviare processi di cambiamento. Invece di fare autocritica sono pronti a sbeffeggiare e criticare asetticamente l’operato degli altri. E in tutto questo il provinciale ma, soprattutto, il regionale tacciono. Anzi, soprattutto, il provinciale negli anni a seguire ha contribuito in modo decisivo a rendere il circolo ingovernabile, assecondando il proliferare di aree politiche, alcune delle quali senza nessuna collocazione nazionale. Si è data la possibilità di far nascere alcune aree politiche per governare un processo di transizione politica da parte dell’attuale sindaco che i molti iscritti al partito hanno rifiutato e rifiutano ancora oggi. Per non parlare del più grande “equivoco” che il provinciale insieme al regionale ha creato a Rende.Gli addetti ai lavori ma anche i semplici iscritti ma anche i cittadini rendesi hanno “toccato con mano” quanto da noi per anni denunciato. Quella vergogna di accordo politico fatto da due consiglieri comunali e da alcuni dirigenti del circolo del PD di Rende che sostengono puntualmente l’amministrazione comunale attuale, in barba all’intero gruppo ma, devo dire, anche al circolo e al regionale che in più occasioni hanno rivendicato il ruolo di opposizione. Questo gruppo dirigente sia per le vie interne al partito che a mezzo stampa, con vigore ha denunciato quanto stava accadendo ricevendo nessuna risposta e nessuna conseguente azione. E dal regionale un assordante silenzio, ma anche tantissime prese in giro. E dal provinciale? Solo silenzio ma anche una becera e meschina richiesta di commissariamento solo perché denunciavamo con forza quanto stava compiendo il capogruppo del PD in consiglio e la sua area politica di riferimento: il vero e proprio inciucio, che ha portato addirittura un dirigente del PD ma anche tesserato alla guida della partecipata del comune. Ma niente di personale sia chiaro verso il compagno dirigente. Ma le regole se ci sono vanno rispettate e fatte rispettare. Mi consentirete a questo punto di salutare e ringraziare Mauro Stellato che oggi non può partecipare a questo congresso in quanto sospeso dal partito solo per avere accettato un ruolo di amministratore grazie alla sua professionalità. Mauro è stato un ottimo dirigente e tesoriere di questo partito. È stata una pedina fondamentale di questo gruppo. E il suo accettare il ruolo amministrativo in un comune guidato da forze civiche vicine al centro destra ha fatto sì che venisse sospeso in un lampo. In 10 minuti dalla sua nomina ad assessore mi è giunta la comunicazione di allontanamento dal PD di Rende e la sua conseguente sospensione dall’anagrafe del partito. Ma allora mi chiedo: perché per Mauro si è proceduto in un così breve lasso di tempo mentre per il capogruppo e per il consigliere comunale, tesserati entrambi PD, che hanno appoggiato dall’inizio della consiliatura e appoggiano tutt’oggi l’attuale sindaco, o per il dirigente che è stato nominato da un’amministrazione di centro destra, quale quella rendese attuale, a guidare la partecipata del comune, non si è preso alcun provvedimento disciplinare a norma di statuto da parte del regionale o del provinciale? A chi fa comodo? Chi la vuole? Perché la si vuole? Qualche ombra occulta cosentina che prova a cancellare la storia del riformismo rendese con questi giochi di prestigio che non ingannerebbero nemmeno un bambino. Pretendiamo una risposta chiara e precisa.In tutto questo scenario è chiaro che governare il circolo è stato difficilissimo. Ma nonostante tutto abbiamo cercato di dare dignità politica al nostro ruolo di opposizione. Abbiamo promosso iniziative. Abbiamo affrontato i problemi di Rende e abbiamo cercato di dare soluzioni e proposte. Ma tutto questo non è bastato. Ringrazio i tre consiglieri della Federazione Democratica Alessandro De Rango, Franco Beltrano e Carlo Scola che anche senza capogruppo o portavoce qualsivoglia hanno onorato il loro ruolo di consiglieri di opposizione.

Permettetemi di ringraziare alla fine di questo percorso la mia famiglia che ne ha sopportate tante ma mi ha anche sostenuto in questo lungo e faticoso percorso. Permettetemi di ringraziare i miei compagni di viaggio: Mauro Stellato, Roberto Principe, Fabio Liparoti, Pasquale Bruno, Lorenzo Principe, Francesco Adamo, Checco Plastina, Mirko Di Maria, con i quali abbiamo provato a portare avanti un’idea di partito nuova e innovativa. Fatemi ringraziare con affetto e stima infinita Enrico Crispino, egregio presidente dell’assemblea ma punto di forza di questo partito e Gianfranco De Franco ottimo coordinatore di Insieme Per Rende che ha saputo colmare quel vuoto politico lasciato dal circolo in questi mesi. Ma il ringraziamento più grande va a Sandro Principe, prima grande uomo e amico poi ottima e preziosa guida politica e amministrativa che giornalmente guida verso la maturità politica questo giovane gruppo dirigente.

Che circolo lascio? Che circolo vorrei? Cosa avrei potuto fare di più? Alcune domande che hanno risposte ma non basterebbe questo tempo rubato alla vostra pazienza a spiegare tutto. Ma una certezza c’è e ve la voglio dire. Per quattro anni io e i miei compagni di viaggio abbiamo subito attacchi, mortificazioni e quant’altro. Oggi, invece, in molti hanno bisogno di noi per trovare un’intesa ma anche per indirizzare tanti all’organizzazione ad esempio di un congresso o di altro. Vedete, oggi siamo di fronte a due candidature a segretario di due persone che stimo e con le quali ho condiviso questi quattro anni. Con uno dei due in particolare ho avuto modo di collaborare gomito a gomito dalla amministrative ad oggi.Ci sono due visioni di partito in contrapposizione. La prima, che poi è quella alla quale mi rivedo, in cui la base del progetto politico poggia su tre punti fondamentali: la vera autonomia del circolo dalle dinamiche extra comunali; il ricostruire il circolo fino a farlo diventare il protagonista dell’azione riformista in città; l’opposizione vera e forte verso questa fallimentare amministrazione comunale. Dall’altra c’è una visione non nota ma che certamente ha dei punti di contatto con l’altra visione. Ma certamente una diversità c’è. Quella che ad appoggiare questa seconda visione di partito è quell’area politica che oggi e più di prima sostiene l’attuale amministrazione e che ne fa un vanto e un punto di forza del loro agire politico. Allora in bocca al lupo a Francesco e Salvatore e l’augurio sincero di buon lavoro al prossimo segretario. Auguri agli iscritti al PD di Rende con la speranza che il domani sarà migliore dell’oggi e che, veramente, tutti insieme possiamo creare un vero partito degno di tale nome.

Grazie

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