Caos rifiuti!!!

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Di Mirko Di Maria

La tematica “Gestione dei Rifiuti”, è una argomento talmente delicato e complesso, da non poter essere assolutamente trattato con  superficialità o con leggerezza. Le abituali critiche cui spesso assistiamo, rimangono enunciazioni frivole prive di un sostanziale studio di fattibilità che possa in qualche modo fornire alla cittadinanza gli elementi necessari per sviluppare una prospettiva critica e costruttiva sulla questione “rifiuti”.

Per quanto attiene alla città di Rende, attualmente il Sindaco e la sua maggioranza istituzionale, hanno intrapreso un processo di trasformazione dell’iter gestionale , passando dalla cosiddetta “Raccolta per strada” alla “Raccolta porta a porta”, il ché, secondo il loro contorto parere rappresenterebbe un miglioramento o un aggiustamento in grado di raggiungere i termini percentuali  imposti dalle normative europee;  per essere intellettualmente onesti è doveroso fare alcune precisazioni che il sindaco e la sua fumosa amministrazione non hanno mai fatto, forse per non consapevolezza, o forse per strategia politica, ma è giusto dire ai cittadini che entrambi i metodi di raccolta differenziata da noi prima citati sono corretti e funzionali, dipende sempre dai contesti su cui vanno ad operare.

Nei primi anni a Rende venne proposta come metodologia quella della Raccolta per Strada, una procedura aspramente criticata dagl’attuali amministratori, in quanto secondo il loro ravveduto parere, il cassonetto in sé rappresentava una “macchia” per il decoro urbano (trovatemi la differenza con le odierne  “isole ecologiche”) e il risultato non raggiungeva le percentuali indicate  dalla normativa; concretamente questo iter risultava  poco idoneo non per la metodologia in sé, ma semplicemente perché i cassonetti di Rende venivano barbaramente utilizzati dall’intera  area urbana che già da tempo utilizzava il metodo “porta a porta”(vedi Cosenza) ma l’ evidente poca funzionalità, costringeva i cosentini a buttare i propri rifiuti oltre Campagnano, riversandocene di ogni tipo, soprattutto quelli politici che ahimè risultano nella categoria degli “indifferenziati” .

Scherzi a parte, l’ingerenza dei rifiuti dell’intera area urbana, ha visto Rende costretta a rivedere l’intero iter  gestionale  dei rifiuti, obbligati in un certo senso, a passare dalla raccolta per strada  al tanto stimato “porta a porta”, (ed è qui che casca l’asino).  Per essere chiari ed evitando di essere fraintesi, il porta a porta non è affatto una scelta sbagliata, errato sarà mai l’iter optato e intrapreso da Manna e soci, che vede evidenziarsi più di una lacuna, provocando inesorabilmente una miriade di disagi all’interno della comunità, e dire che siamo ancora all’inizio.

Il Sindaco e la sua amministrazione, continuano ad attribuire giornalmente la responsabilità di tali disagi, solo ed esclusivamente all’inciviltà dei cittadini, il ché appare chiaramente come un atto di assoluta bassezza, in quanto cerca di  deresponsabilizzare  sindaco e assessori  da colpe che loro stessi hanno generato e portato avanti; ma andando con ordine e cercando di capire quali e quanti falle esistano realmente in questo sistema, risulta chiaro ed evidente che la progettazione e la strategia studiata dall’amministrazione presenta cosi tante lacune da poterci scrivere su un “Bestseller”.  Per motivi di spazio dunque analizzeremo quelli che emergono giornalmente sotto gl’occhi dell’intera cittadinanza.

  • La prima falla è sicuramente ravvisabile nella strategia territoriale, con la scelta di un metodo di implementazione graduale e per zone. Quest’ opzione, a nostro parere sbagliata, ha creato innumerevoli disagi alla cittadinanza in quanto la mancanza di un coordinamento programmatico fra zone ha conseguente causato un riversamento di rifiuti nelle aree in cui il nuovo metodo di differenziazione ancora non era partito; il risultato è la creazione di vere e proprie discariche abusive, che sono disastrose per salute e la vivibilità dei cittadini, questa piaga colpisce ancora di più le contrade rendesi, che già abbandonate e degradate sono letteralmente invase dalla spazzatura. Anche la collocazione e la gestione delle cosiddette “isole ecologiche” sembra fatta un po’ superficialmente; il Parco Giorcelli, sito nel cuore di Quattromiglia, invece di essere ripristinato e rivalutato, è stato deturpato e circoscritto ad isola ecologica, in più differentemente da altre realtà, non esiste un monitoraggio delle suddette isole, quindi tranquillamente accessibili a tutti con un innocuo “lancio del sacchetto”.  Le isole ecologiche di Rossano e Corigliano sono disposte oltre che di telecamere di sicurezza, anche di un operatore indicato per monitorare i flussi.

 

  • La seconda mancanza ravvisabile e che grava sulla condizione dei cittadini, riguarda inequivocabilmente l’informazione; risulta al quanto inutili poco produttive le lettere inviate nelle scuole dall’Assessore all’ambiente che per quanto toccante e profonda non ha efficacia alcuna se a monte non è previsto un sistema educativo/informativo che possa garantire una maggiore realizzazione del nuovo metodo di differenziazione. Ecoross che opera su Corigliano Calabro e Rossano, ha investito circa 20,000 euro per realizzare un programma informativo/ pedagogico in grado di coinvolgere la cittadinanza nella sua totalità, e ovviamente ha fatto tutto ciò preventivamente, dunque  prima di partire con il nuovo metodo di differenziazione.

 

  • La terza lacuna, è sicuramente ravvisabile nell’assoluta mancanza di un programma studiato ad hoc sia per le attività commerciali, sia per l’enorme flusso di studenti universitari, che andranno ad aumentare notevolmente il bacino di rifiuti prodotti, studenti che vivono anche in zone(vedi le contrade) in cui il nuovo metodo stenta a decollare, che lentamente diventeranno , soprattutto nei periodi di criticità e ne prevedo molti, delle vere e proprie discariche a cielo aperto. Per quanto attiene alle attività commerciali, le premesse sono delle peggiori, dopo la pessima figura fatta con l’ammissione dell’errore di calcolo sulla Tari inerente a molte categorie imprenditoriali e professionali, e giacché nessuna attività commerciale è a conoscenza dell’esistenza di un piano studiato ad hoc proprio per loro, si palesa la condizione che le cose andranno progressivamente peggiorando.

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