DDL Fiano. Un Atto di Civiltà

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di Mirko D.Maria

L’approvazione del DDL Fiano, in altre parole la norma che introduce nel codice penale il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista è passata alla Camera.

A votare contrariamente sono stati i soliti noti della destra populista e antisociale, Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e M5S; quest’ultimo tra l’altro l’ha definita una legge liberticida, dimenticandosi  forse che la natura stessa del Fascismo è di per se liberticida; in ogni caso l’approvazione di tale legge ha scatenato innumerevoli considerazioni  che sia da una parte che dall’altra ha dato vita ad un dibattito scevro di ogni possibile o sostanziale nesso logico, e che forse si rifà ad una cultura didattica povera o troppo generalizzante, provocando un’inesorabile produzione di “cazzate”.

Secondo il mio modestissimo parere il DDL Fiano è uno dei pochi atti di civiltà che questo barcollante governo è riuscito a compiere, e aldilà delle strumentalizzazioni politiche che ne seguiranno, sanzionare una cultura violenta è discriminante, risulta doveroso e  necessario per scongiurare,  soprattutto in questo periodo di alta conflittualità sociale, la pericolosissima propaganda antidemocratica e antisociale portata avanti dalle destre populiste e xenofobe.

Considerando che gli italiani sono un popolo soggetto ad una costante perdita della memoria a lungo termine, molti avranno dimenticato che nel lontano 1952 venne approvata la cosiddetta legge Scelba:

« quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. ».

Il fascismo, per tutti i nostalgici beffati da questo falso mito che inneggia alla violenza politica, alla discriminazione razziale e sociale, e alla privazione di ogni forma di libertà, rappresenta uno dei periodi più oscuri non solo della storia d’Italia, ma di tutta l’Europa; ma andiamo per ordine cercando di scardinare alcuni  punti di questa illusoria mitizzazione di un fenomeno che non è stato, e mai lo sarà, ne positivo  ne rivoluzionario.

Una delle tante futili e ingannevoli illusioni è sicuramente l’idea che considera il fenomeno fascista come una atto rivoluzionario voluto dal popolo e quindi giunto dal basso; il fascismo è tutto tranne che rivoluzionario, è più da considerare come un movimento reazionario, nato e legittimatosi dalla cointeressenza di  gruppi di potere elitari e oligarchici, l’Esercito, la Borghesia industriale del Nord  e i Latifondisti del Sud (Confindustria nel 1920 si pronuncia a favore di una soluzione Mussolini), parte della Chiesa cattolica (per lo più quella classista e gerarchica) e il beneplacito della famiglia Reale. Senza il sostegno di queste forze elitarie, Mussolini e il suo branco di proseliti non avrebbe mai avuto vita facile nella cosiddetta Marcia su Roma, o  è meglio definirla passeggiata.  Un’altra futile illusione è la politica economica; in molti sono convinti che questa sia di stampo antiliberale e anticapitalista quindi a favore del popolo e delle classi meno agiate, ma in pochi sanno che l’economista  per eccellenza del regime fu Alberto De Stefani, ex partito Liberale, che  fu Ministro delle Finanze e del Tesoro; difatti  la politica economica del regime si contraddistinse per essere la rigida prosecuzione del modello liberal-borghese, per poi chiudersi in se stessa, a causa della acutizzarsi della crisi economica del ’29.

L’ultima futile illusione che voglio personalmente  sfatare anche se in poche parole, è il banalissimo accomunamento e comparazione che si fa tra i socialismi(nel caso specifico comunismo) e i fascismi. Come ogni movimento ideologizzato, entrambi possiedono una base teorica, del tutto differente e imparagonabile; uno è espressione della lotta alla gerarchizzazione classista che mira alla redistribuzione della ricchezza per eliminare l’enorme distanza tra classi sociali, dunque la teorizzazione avviene su basi solidaristiche; nel caso fascista, la teorizzazione avviene su basi violente e discriminanti, mediante un’estrema radicalizzazione del nazionalismo, la legittimazione dello squadrismo e  l’esaltazione di un bagaglio culturale che mira alla militarizzazione gerarchica della società.  In conclusione le due teorie sono perfettamente antitetiche. Dal punto di vista  teorico- politologico , mentre i vari Mussolini e Gentile hanno ipotizzato un sistema di governance, strutturato appunto sull’irreggimentazione  violenta  e gerarchizzata della società, negli sviluppi concettuali dei vari Marx e cosi via, non compare assolutamente una teorizzazione di una possibile forma di organizzazione politica, ne seguirà che le interpretazioni cha hanno dato vita ai primi sistemi politici comunisti, sono la realizzazione di un modello di organizzazione statale su prototipo sovietico e quindi  di matrice leninista , radicalizzatosi  sotto il periodo stalinista

Il fascismo si fece portatore di una precisa proposta culturale, improntata ai principi di ordine e gerarchia, a un’idea di nazione di carattere naturalistico e organicista che legittimava pretese imperiali e di supremazia verso l’estero, disuguaglianze e autoritarismi all’interno.

In conclusione vorrei aggiungere che le critiche mosse al ddl Fiano, per quanto concettualmente accettabili, potrebbero risultare in questo delicato periodo di violenza e terrore pericolosamente devianti, quindi è più opportuno tacere. Citando Primo Levi:

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà”. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”

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