Giornalisti, guardiani della Democrazia

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Iacchitè, decidano i giudici non i carabinieri

di GIANFRANCO DE FRANCO

CI sono quelli che non ci piacciono, ci sono i leccaculo, ci sono quelli che adoriamo, ma ciò che dovremmo cercare nei giornalisti è l’onestà intellettuale.

Non sono fra quelli che ritengono che in Italia non ci sia libertà di stampa. Ce n’è. Eccome. Il vero problema è che essa dipende dal giornalista prima e dall’editore dopo.

libertà di stampa, un bene prezioso

Io ho un certa esperienza in materia. Ho lavorato dal 1998 al 2014  al Quotidiano della Calabria e dal 2015 fino al 2016 al Quotidiano del Sud. Non ho mai ricevuto imposizioni da parte dell’editore o da parte dei direttori che si sono succeduti. E sono certo che nessun altro giornalista ne abbia ricevute.

Mi rendo conto che non è così dappertutto.

Non avrei, però, mai immaginato che le Istituzioni potessero tentare di “chiudere” la bocca a dei giornalisti “scomodi”.

Lo “strano” sequestro dei pc di iacchite.com

Eppure questo sta succedendo a Cosenza dove la redazione del giornale online iacchite.com è stata di recente oggetto di una perquisizione con relativo sequestro dei computer nel corso di un’operazione antidroga.

I redattori del giornale online, Gabriele Carchidi e Michele Santagata hanno dichiarato che la perquisizione e il sequestro non hanno a che vedere con l’attività giornalistica. I carabinieri , secondo i due, cercavano marijuana ipotizzando che Gabriele e Michele fossero spacciatori.

Hanno perfino perquisito la casa dove Gabriele vive con la sua compagna e 2 bimbi piccoli.

L’operazione è difficilmente inquadrabile in un’operazione antidroga. Sembra più un tentativo di “bloccare” la redazione di iacchite.com.

i guardiani della democrazia

Se così fosse sarebbe davvero molto grave perché i giornalisti sono i guardiani della Democrazia. Lo sono anche quelli che non sono “liberi”. Lo sono anche i “leccaculo”, quelli che prendono ordini dal “padrone”. Ma lo sono anche i giornalisti “scomodi”. Soprattutto.

Carchidi e Santagata, per loro stessa ammissione, hanno 70 querele e probabilmente  prima o poi saranno costretti a non scrivere più. Un po’, diciamoci la verità, sono degli autolesionisti, ma nessuno, nemmeno i carabinieri, possono cercare scuse per farli chiudere, per tappare loro la bocca.

restituire i pc al più presto

Il mio augurio, quindi, è che i carabinieri facciano il loro lavoro presto e che presto restituiscano  i pc sequestrati e che tutelino il diritto di Carchidi e Santagata a scrivere sul loro giornale online. Almeno fino a quando quelle 70 querele non produrranno gli effetti chiesti dai querelanti.

Questo, però, facciamolo decidere ai giudici, non ai carabinieri.

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