Rende nel “Secolo” buio

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  1. Rende nel “secolo” buio

di Mirko Di Maria

In molti leggendo il sopracitato titolo si chiederanno cosa si intende con secolo buio e che cosa tutto questo ha a che fare con Rende. Ebbene per quanto fantasioso possa essere il mio pensiero, è comunque giusto individuare le ragioni di questa mia “assurda fantasia”, e spiegare brevemente i presupposti che hanno maturato questa mia inverosimile, ma veritiera, fantasia.

Di norma la letteratura storica indica con il termine “secoli bui” quel periodo che viene definito Alto-Medioevo  caratterizzato per l’appunto come un periodo colmo di oscurantismo  e decadenza ma non per questo incapace di produrre qualche barlume di produzione culturale di profondo valore. Ma questo era  il Medioevo,   Rende oggi   si presenta con una  situazione peggiore ma non del tutto irrecuperabile; certo se il livello di chi ci rappresenta è cosi basso, le speranze di una rinascita culturale, cosa che la tutta la comunità auspica, diventano sempre più lontane e irraggiungibili.  Effettivamente è constatabile giornalmente,  che chi attualmente ci amministra e in questo comprendo ogni singola individualità della rappresentanza, ha ingaggiato un frenetica gara mediatica per ergersi a campione di purezza e buona etica, ognuno di loro  vuole diventare l’unico e vero “ Paladino della Città”, ognuno di loro come usualmente vien detto “gioca a menarsela per chi ce l’ha più lungo”.

Ora mi chiedo, ma è una domanda che tutti si pongono, fra le mille difficoltà che la città vive in questo lungo periodo di decadenza, sono effettivamente queste le priorità di quest’ amministrazione? O di chi si erge a rappresentarla politicamente? Perché invece di gareggiare egoisticamente per giustificare un evidente fallimento politico e amministrativo, non si pensa di più a progettare un futuro accettabile per le generazioni che verranno?

Ebbene è cosi, Rende attraversa la sua fase di decadenza, registra il periodo più brutto della sua storia, paralizzata dall’ingerenza dei  “fattori” extraterritoriali, bloccata dalla incompetenza  e indolenza di chi attualmente amministra, privata dei servizi che da sempre veniva garantiti ad ogni singolo cittadino; ma il fallimento è evidente alla cittadinanza, una città bellissima e invidiata da molti, ora è preda di   una irreversibile degradazione.  Ma non finisce qui, perché la priorità del sindaco e dei suoi proseliti non si limita solo al bistrattare quotidiano della città attraverso i soliti slogan auto-commiserativi,  “la colpa è di chi c’era prima di noi”, bensì ora è consuetudine  gareggiare per le proprie glorificazioni infischiandosene dei problemi della città.

Ma non è tutto perduto, perché anche il medioevo rendese, possiede il suo barlume di speranza,ed è una luce intensa ma troppo spesso  incautamente sottovalutata. Mi riferisco principalmente  ai  giovani, a tutti i giovani , quelli  che giornalmente si impegnano politicamente e socialmente ,interessandosi del vivere civico della città; giovani di ogni tipo che militano o non nelle strutture partitiche, giovani che collaborano con associazioni, che creano associazionismo e da questo producono attivismo e iniziativa culturale. Loro sono il futuro ed è per loro che bisogna impegnarsi, in loro bisogna riporre la fiducia imprescindibile al cambiamento effettivo e reale, non fittizio come quello professato dal finto civismo del Laboratorio civico; è indispensabile creare  le opportunità necessarie affinché le nuove generazioni abbiano le possibilità di rimanere in città, vivere e lavorare per essa, senz’ essere costretti a fuggire per cercare gloria e fortuna altrove, un fenomeno che ormai affligge la nostra generazione. Orbene  dedichiamoci ai giovani senza sottovalutarli, perché se noi “piccoli” giovani  continuamente impariamo qualcosa, adesso è il momento giusto per dire che siamo pronti  anche  noi ad insegnarvela “qualcosina”.

“Questo è uno dei compiti della gioventù, dare impulso, dirigere con l’esempio della produzione dell’uomo di domani e in quella produzione e nella direzione è compresa la produzione propria, perché nessuno è perfetto né molto meno di ciò, e tutti devono andar migliorando le proprie qualità mediante il lavoro, i rapporti umani,lo studio profondo, le discussioni critiche: tutto questo è ciò che va trasformando la gente.”

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