25 aprile: lottatori cercansi

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Alle prese con nuovi problemi

di GIANFRANCO DE FRANCO

OGGI il mondo è un po’ meno libero di come era dopo la caduta del nazismo e del fascismo? C’è più o meno democrazia di allora? C’è più o meno giustizia sociale di allora? Ci sono più o meno diritti fruibili dai cittadini? C’è più o meno parità di trattamento fra i due sessi? C’è più o meno fruibilità dei servizi dello Stato? La Sanità è un diritto di tutti o di pochi? Lo studio è un diritto fruibile da tutti o non lo è? Potrei continuare ancora molto e ci accorgeremmo che oggi stiamo meglio di allora. Ne è passata acqua sotto i ponti mentre il genere umano migliorava la sua esistenza. Dappertutto? Non dappertutto. E anche da noi, nella civilissima Europa e nella civilissima Italia esistono molte ingiustizie, molti diritti negati e sta riaffiorando la povertà. In altre parti del mondo c’è la povertà diffusa, ci sono i diritti delle donne inesistenti. In molti paesi africani le ragazze devono subire la pericolosa e umiliante pratica dell’infibulazione. In altri paesi la libertà d’espressione è una chimera, un sogno irraggiungibile. Le guerre proliferano nei paesi poveri (ma ricchi di petrolio o importanti sul piano strategico-militare). I mercanti di armi fomentano le guerre e gestiscono i potenti del mondo. Le industrie farmaceutiche decidono quali farmaci fanno bene o fanno male, se c’è un virus o se non c’è. Insomma siamo governati da interessi e dalle persone che li rappresentano. E la realtà a volte è difficile da decifrare. La “lite” fra Trump e Putin è reale o è una finta lite? La Cina di Xi non riesce davvero a tenere a bada Kim Jong-un o, magari lo spinge a minacciare gli Usa. Quali interessi commerciali si nascondono dietro una guerra? Chi spinge i migranti verso l’Europa?

Siamo alle prese con problemi nuovi. Questo è evidente. La differenza con quelli vecchi (e risolti) è che all’epoca la classe dirigente era guidata da valori “alti” per i quali amici, parenti, compagni di partito avevano combattuto e perso la vita. Per raggiungere nuovi orizzonti l’umanità uscita da una guerra atroce, feroce, disumana faceva conto su principi morali di grande levatura.

Oggi potrebbe darsi che l’umanità si sia dimenticata di questi principi. Siamo in balia di noi stessi, non c’è una bussola. Non c’è un condottiero. Grandi uomini come Ghandi e Luther King, grandi condottieri come Guevara e Mao con la loro morte hanno lasciato il mondo più solo e senza una bussola. Oggi noi non riusciamo a risolvere i problemi perché ci siamo dimenticati dei valori. I padri della nostra patria, i Pertini, i De Gasperi, gli Einaudi, i Togliatti, i Nenni hanno costruito una nazione perché per essa hanno lottato sfidando la morte e patendo sacrifici di ogni genere, prigione o esilio compresi.

Valori non più comprensibili

Oggi non riusciamo a comprendere il valore della giustizia sociale, della compassione, della solidarietà. Per fortuna c’è Papa Francesco che spesso ci ricorda questi valori che, però, la nostra classe dirigente non riesce a fare propri e a praticarli nella quotidianità. Oramai il 25 aprile non si festeggia più e se lo si fa, saltano fuori litigi e beghe anche per la composizione dei cortei.

Eppure oggi avremmo bisogno di più solidarietà, più compassione, più umiltà nei confronti del nostro prossimo a prescindere dal colore della pelle o della provenienza.

Questi sentimenti dovrebbero essere applicati da ognuno di noi negli ambiti più vicini a noi come la famiglia, gli amici, il prossimo in genere.

Oggi siamo diventati tutti egoisti. Troppo egoisti. Non ci fidiamo dell’altro e cerchiamo di distruggerlo. Non pensiamo più al perdono. Se uno ci fa del male lo vorremmo vedere morto. Nessuna pietà per nessuno.

la democrazia è un problema?

E addirittura siamo arrivati a credere che la democrazia è un problema. Farebbe perdere tempo. Due Camere con poteri uguali? Non sia mai! Perdiamo troppo tempo ad emanare una legge. Meglio una e ancora meglio se controllata da un uomo solo al potere. Consigli di amministrazione, comitati di gestione? Non sia mai. Meglio un direttore generale. Meglio ancora se asservito al potere. Un servizio di pubblica utilità? Si, ma che sia redditizio che non faccia perdere soldi allo Stato, altrimenti meglio non darlo il servizio. Sia esso l’acqua o il trasporto. O ci guadagniamo o niente. Non possiamo certo pagare le tasse per il diritto anche di un solo essere umano ad avere l’acqua o un bus o un treno che consenta collegamenti col resto del mondo. E la Sanità. Anche per essa valo lo stesso principio. Sono aziende che debbono camminare con le proprie gambe. Se un ospedale è in perdita va chiuso. E le scuole? Stessa musica. Che si reggano da sole.

le voci libere non piacciono più

Insomma abbiamo rinnegato i valori sui quali è fondata la nostra Repubblica, la nostra patria. Oggi perfino la libertà di parola è in pericolo. La stampa è imbavagliata o asservita. I giornalisti minacciati e mortificati. I giornali chiusi anche quando non si potrebbe. I (pochi) giornali scomodi sono assaliti da querele, da magistrati, da politici, da imprenditori che li vogliono chiusi. Le voci libere non piacciono più.

Insomma il 25 aprile 2017 si festeggia poco forse perché c’è poco da festeggiare. Al contrario c’è molto da lottare. Il problema è che non ci sono abbastanza lottatori.

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