Pisapia e quella barzelletta del Laboratorio civico

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Di Mirko Di Maria

Dalle recenti cronache politiche locali, leggo meravigliato esternazioni di talune personalità che alludono ad un possibile avvicinamento della formazione politica rendese denominata “Laboratorio civico” all’iniziativa politica dell’ex sindaco di Milano Pisapia denominata “campo progressista”, un raggruppamento espressamente di sinistra che afferma e sostiene di voler dialogare solo ed esclusivamente con forze e gruppi politici che tendenzialmente manifestano una linea politica e una coerenza ideologica (ci tengo a sottolineare la parola coerenza) affine alle tematiche propriamente espresse dalla cultura sociale e politica di sinistra; Anche se è intellettualmente corretto dire che a Rende il trasversalismo politico è diventato una moda, io che sono solo un semplice e comune cittadino non mi permetto di assentire ingiuriose congetture politiche locali, ma sinceramente vorrei capire se è eticamente corretto professarsi come una formazione di sinistra quando si è sceso e si scende a compromessi con gruppi politici incompatibili sia per natura e tematiche, sia perché rappresentano la perpetua espressione di un “fare” politico interpretato come una fruttuosa e personale impresa aziendale.

Essendo comunque un appassionato di cronache politiche vorrei capire meglio su quali basi si può presupporre un tale avvicinamento politico; ma ricapitoliamo con ordine, nelle elezioni amministrative del 2014 la formazione politica Laboratorio Civico, lista dell’attuale sindaco e che professa uno strumentale civismo, era parte di una coalizione politica espressamente di destra, in cui comparivano tutte le sigle dei maggiori partiti della destra nazionale (NCD, Fratelli d’Italia, Forza Italia) goliardicamente contestualizzati, “rendesizzati” e rinominati in Fratelli di Rende o ancora Forza Rende e cosi via. Ora nonostante anche le pietre sappiano perfettamente chi si adopera alle spalle di tali formazioni partitiche, dopo tre anni di stretta collaborazione e di compravendita del territorio e dei suoi beni, il tutto sotto il tacito consenso dell’anonimo capogruppo del Pd, tale Verre se non ricordo male, dopo tutto questo complesso processo di consolidamento amministrativo, si osa una sterzata a sinistra. Ma perché? Forse l’impulso bolscevico che ristagna nel profondo di ognuno di noi chiede di evadere? Forse qualche mistica visione leninista ha sussurrato nel sonno quale strada percorrere? O forse no tutto è possibile nel goliardico e strumentale panorama politico, in cui il trasversalismo non si combatte ma si insegna, dove la coerenza è un punto di vista talmente relativo che concede ogni possibile sbocco interpretativo.

Ma noi siamo giovani non abbiamo di che capire quali alte elaborazioni teoriche vengono ogni giorno costruite nel fantastico mondo politico; dove tutto è coerentemente incoerente. Vi sono verità cosi evidenti, cosi legate alla conoscenza dei popoli che è del tutto inutile discuterle.

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