La politica strumentale della destra mascherata

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di Mirko Di Maria

Ultimamente il dibattito politico rendese, considerando le recenti notizie, si è incendiato di polemiche mordenti e “acute” illazioni che non hanno posto riserve ad attacchi personali e colpi bassi; senza dubbio però tutto ciò sta rianimando un certo senso critico e partecipativo della comunità che appare più interessata e meno addormentata dal torpore dell’amministrazione Manna.

Ora interpretare le dinamiche politiche che caratterizzano la quotidianità cittadina è un impresa assai ardua e complessa, le individualità partitiche che attualmente ci amministrano sono indubbiamente brave ad alterare ogni qual volta si reputa necessario, quella che potrebbe essere un possibile concreta occasione di discussione politica, specifica e particolareggiata , discostando l’attenzione pubblica su tematiche generiche che rasentano il populismo; difatti assisto continuamente ad “uscite pubbliche” ovvie e di datata conoscenza che puntualmente sono rimesse in gioco quando la temperatura politica suole a riscaldarsi troppo, una sorta di autodifesa per tutelarsi ed evitare a questo punto confronti che potrebbero essere troppo destrutturanti.

In un certo senso tale atteggiamento richiama molto ad un fare politico casistico , ovvero un modus operandi che concilia ogni eventuale contraddizione interpretando convenientemente e opportunisticamente la fattualità storica ; la pericolosità di questo modo di intendere e fare politica è la concreta possibilità di creare un inesorabile vortice di qualunquismo in cui chiunque si sente legittimato a dire la sua senza possedere le dovute competenze e soprattutto la necessaria esperienza, senza proporre alcuna argomentazione tecnica o di spessore politico sul caso, ma esprimendo solo confuse illazioni e lezioni di buonismo e di trasparenza.

Ovviamente va precisato che è di lodevole caratura il lavoro di chi cerca di indagare in quelle zone grigie in cui si annida il malaffare, e condannarlo è la priorità di una città sana, difatti tale indagine deve essere onnicomprensiva oltre che multidisciplinare analizzando ogni possibile ambito e sfera d’influenza e non focalizzarsi solo ed esclusivamente su determinate condizioni e situazioni, perché altrimenti sarebbe più opportuno definire il tutto come un misero tentativo di strumentalizzazione politica. Ma sicuramente non è cosi; però a questo punto la mia inesperienza e forse la troppo precoce curiosità mi spingono a porre alcuni semplici e innocui interrogativi:

ad esempio non risulta essere un po’ troppo contraddittorio parlare di Piano casa, e di progettualità edilizia, quando da sempre si è discusso che andasse frenato questo eccessivo processo di cementificazione della città? quanto sono necessari gli accorgimenti previsti nel citato “Piano”, dato e considerato che le reali esigenze della comunità rendese sono ben altre??? Dopo l’opuscolo sul bilancio sociale quale altro indispensabile beneficio spetta ai cittadini?? Ma soprattutto come è “razionalmente” spiegabile questa presa di posizione improvvisa della dormiente destra rendese, che tra ostentazioni di impeccabile etica e lezioni di ingegneria urbanistica, si dimentica di essere la manifesta rappresentazione di chi da sempre ha interpretato la politica, come una personalissima impresa aziendale in cui si intersecano interessi privatistici che oscillando ai limiti della legalità depredano il bene comune. Lo zampino della “casta brutia”.?

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