Il sacco di Rende e il falso civismo

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Di Mirko Di Maria

La corsa alle Provinciali e i risultati che ne sono conseguiti hanno inesorabilmente determinato un proliferarsi di affermazioni e dichiarazioni da parte della maggioranza politica e di quella parte dell’opposizione che stranamente dialoga con essa, che a parer mio altro non sono che miseri tentativi di costruire artefatte glorificazioni e fittizie autocommiserazioni prive di una qualche minima logica politica.

Forse una possibile verità è che il tentativo di manipolare il sentire pubblico attraverso una messa in scena teatrale che porta ingrato titolo di “Per il bene di Rende”, ha conseguentemente generato una confusione politica, o meglio “na n’salata”, che ha nuovamente anteposto il bene della comunità a quello degli interessi personali, secondo quella logica che eufemisticamente chiamo “corsa agli incarichi”. Tale fenomeno appare banale ma non lo è; difatti esprime chiaramente la logica politica dell’attuale Amministrazione, che mascherandosi di un falso civismo, sta lottizzando la comunità rendese e tutti i suoi beni in favore delle ingerenze esterne o “extraterritoriali” che lentamente divorano la città oramai lasciata a degradare. Traduzione di questo ingannevole processo è stato tutto il lunghissimo percorso che ha portato alla nomina della nuova giunta.

L’interrogativo che diviene necessario porsi a questo punto è se il sindaco e la formazione politica che lo rappresenta , manifestatamente portatori di un “nuovo civismo”, siano consapevoli realmente di cosa sia il civismo e di cosa esso rappresenti.

Innanzitutto il civismo dovrebbe considerare per prima il bene della comunità locale e non subordinarla alle esigenze dettate da interessi di stabilità politica, o da promesse di compensazioni provenienti da variabili esterne alla nostra città, puntando dunque a valorizzare le potenzialità locali e non eclissarle attraverso processi di “periferizzazione” che progressivamente la escludono dal dibattito politico. La produzione culturale del cosiddetto Laboratorio civico non corrisponde a nessuna visione politica, essa è manifestatamente composta da artificiosi “slogan” privi però di una solida programmazione che possa orientare la città verso migliori prospettive; non rispondendo ad alcuna coerenza ideologica (perché il socialismo è anche questo) sono espressione culturale di quel trasformismo opportunistico che gli permette di attuare quella logica di compensazione di interessi consona al mantenimento della tanto agognata “stabilità”. Alla fine il risultato è traducibile con l’ incalzante degrado che affligge ormai da anni una città che lentamente vede scomparire la propria identità. Il sacco di Rende continua e non accenna a fermarsi.

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