Pistiddru e Popoì

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Ancora bufale e bugie

di GIANFRANCO DE FRANCO

Chiedo scusa al poeta Ciccio De Rose se prendo a prestito personaggi della commedia che sarà rappresentata al Rendano il 27 dicembre prossimo e che invito i miei “25 lettori” ad andare a vedere.

Preciso che ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

(nella foto in evidenza da sinistra, Popoì e Pistiddru)


Parte prima

Pistiddru un giorno fu chiamato dal potente principe della città:

«Vorrei nominarti a capo del mio castello, lo devi governare bene e mi dovrai obbedienza».

Pistiddru che, come è noto, bada solo alle apparenze, accettò subito. Non gli sembrava vero che potesse essere messo a capo del castello del principe. La sua vanità era (ed è) senza limiti e subito sognò di essere riverito e obbedito da tutti, principe compreso. Pensava: «Sono bello, sono bravo, il principe ha bisogno di me. So parlare, sono affascinante. Tutti dovranno rispettarmi ancora di più perché sarò Dio in terra».

Le cose però non andarono proprio così e il Pistiddru non divenne il capo del castello. Ci fu una disobbedienza al principe e capo del castello divenne un oscuro personaggio dai capelli bianchi. Pistiddru non si dava pace: «Ma come. Ma chi è costui? Come si è permesso di rubarmi il posto che mi spettava per diritto. Io so parlare più di lui, sono più bello, più affascinante». Ma da subito  l’uomo dai capelli bianchi capì la natura di Pistiddru e lo circuì. Capì il suo punto debole (la vanità). «Sei bello, bravo, affascinante. Vieni con me che ti riconoscerò tutto quello che desideri. Ti farò presidente di qualcosa, ti consulterò sempre. Insomma ti amerò come nessuno mai». Pistiddru non resistette e cedette.

A Pistiddru ben presto si aggiunse Popoì.

–  «Caro Pistiddru, mi piace quello che fai. Facciamolo insieme»
– «Certo Popoì, a quei coglionazzi dei nostri colleghi me li porterò a spasso come vorrò, in fondo io sono io e meglio di me non c’è nessuno. Sei d’accordo?»
– «Certo che sono d’accordo, ma a me che me ne viene?»
– «A parte il fatto che potrai camminarmi vicino, dici?»
– «Oi Pisti’, sono onorato di camminarti vicino, ma io voglio un posto al sole»
– «Guarda, mo’ parlo l’uomo dai capelli bianchi e vedrai che lo convincerò a prenderti»

E fu così che Pistiddru e Popoì costituirono un sodalizio per cercare di ottenere qualcosa. A Pistiddru bastava apparire “potente”, riverito, osannato. Popoì, invece, voleva qualcosa di più concreto. Per andare avanti utilizzavano il metodo della “bufala”. Dicevano evidenti bugie, mistificavano i fatti, si vantavano rappresentanti di enormi folle. Chiamavano i loro avversari “frange minoritarie” pur essendo coscienti che loro due rappresentavano solo se stessi e che venivano utilizzati sapientemente da altri personaggi per scopi di mero potere personale.

Ma a Pistiddru e Popoì questo non interessava. A uno, interessava di essere osannato e all’altro, di ottenere qualche prebenda.

Ma il loro giochino presto venne fuori. I loro colleghi presero coscienza e presto li isolarono.

Ora sono arrabbiati, disorientati, cercano vendetta e insistono nel dire bufale e bugie.

 Fine della prima parte (segue)

 

One comment

  1. Luigino Capizzano said on dicembre 19, 2016 Rispondi
    Interessante! Pistiddru e Popoì sono due persone reali vissute a Cosenza fino a qualche decennio fa, Ciccio usa questi nomi nei suoi scritti perchè i suoi coetanei e le generazioni segunti li abbiamo conosciuti, gli scemi del villaggio come ci sono stati anche a Rende ne cito alcuni Fiore di Maccaglione, Luvigi u Vavusu, Grillo Cucù, e Non Cachi Più. Non immagino chi siano i due personaggi perchè non segue le beghe di palazzo. Comunque si deve pensare ad una difesa di RENDE e della rendesità

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