Giovani, app e un disinteressato interesse

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di Mirko Di Maria

Dopo aver monitorato una serie d’interventi che stanno “Infuocando” il dibattito politico locale urge necessariamente una piccola considerazione sull’argomento.

Ma prima di offrirvi le nostre attente valutazioni , abbiamo optato per una strategia diversa che eluda ogni possibile personalizzazione partigiana sulla “questione Rende” rivolgendo dunque lo sguardo verso quella parte di cittadinanza che, considerata la forza motrice della comunità , viene superficialmente troppo spesso emarginata e sottovaluta, mi riferisco alla new age rendese.

Il nostro tentativo, che si è svolto in una serie d’incontri con i giovani delle contrade rendesi, ha come obiettivo quello di esportare le argomentazioni del dibattito politico locale verso un pubblico più fresco ed essenzialmente estraneo a tali dinamiche, per avere appunto non solo una parere del tutto incondizionato da dettami partitici o di qualsivoglia associazione politica locale, ma soprattutto per incuriosire (prima di invogliare ) la partecipazione attiva alle dinamiche decisionali della comunità.

Il nostro approccio diretto con i giovani concittadini ha dato modo di rilevare e soprattutto evidenziare alcuni sintomi irreversibili che potenzialmente potrebbero ledere permanentemente il senso d’appartenenza comunitario giovanile, una problematica poco considerata dalle èlite dirigenziali che ignari di questo complesso fenomeno, tendono ad affrontarlo attraverso politiche sociali e culturali che non riflettono essenzialmente le problematiche della comunità in quanto costruite secondo modelli d’implementazione incapaci di coordinare e di integrare una molteplicità di gruppi sociali nel processo di policy-making.

I risultati degli incontri hanno come questa tendenza di dispersione identitaria, causa di evidenti lacune politiche, abbiano necessariamente generato una serie di problematiche che noi abbiamo tentato di raggruppare in due categorie d’analisi:

  1. GIOVANI E PARTECIPAZIONE POLITICA

Chi afferma che i giovani non sono interessati alla politica, proferisce il falso. Le nuove generazione sono molto attente al dibattito socio-politico e alle dinamiche che questo comporta, ma lo seguono con un “disinteressato interesse”, nel senso che nonostante siano in possesso di un notevole materiale informativo la loro volontà partecipativa non è minimamente incuriosita dalle forze sociali e politiche (partiti, istituzioni politiche, movimenti, membri della rappresentanza politica) che operano nei vari settori territoriali dal nazionale al locale. Effettivamente il materiale offerto da tali forze sociali si limita ad un contributo che io oserei definire esclusivamente “social” o meglio, si limita a confronti impersonali e poco pragmatici (Banalismo etico- giustizialista) che sembrano designare una competizione su chi riesce a fare il commento più lungo e quadrato; ora senza nulla togliere all’ importanza dei “social”, ma i confronti impersonali per quanto importanti in una fase iniziale non possono realizzare la volontà partecipativa giovanile, dunque risulta più costruttivo tornare a dibattere fra la gente e soprattutto fra i giovani non solo attraverso eventi istituzionali, ma incontri più dettagliati in modo da offrire alla cittadinanza (soprattutto ai più giovani) uno spazio pubblico nel quale possano interagire e colmare la distanza con le istituzioni locali.

  1. Fuga di cervelli” e mancanza di progettualità

La cosiddetta “fuga dei cervelli” è un fenomeno estremamente complesso e delicato, per essere sinottici lo descriveremo come il risultato di una serie di fattori conseguenziali ad uno stato di “necessità”, o meglio ancora tale necessità è dettata da fattori interni ed esterni, tra i quali individuo la ricerca di migliori prospettive e possibilità.

Un dato stranamente emerso dai sopracitati incontri ha evidenziato come questa “necessità” sia mutuata in un progettualità che i giovani elaborano e costruiscono al di fuori del contesto locale, dunque i giovani rendesi non immaginano nemmeno potenzialmente un futuro all’interno della propria città; questa mancanza di una qualsivoglia progettualità che comprenda il contesto locale non è solo un fattore determinato dalla volontà giovanile di “evadere dal luogo di nascita”, ma inevitabilmente è condizionato dalla totale inefficienza (forse incompetenza) e indifferenza delle forze sociali, culturali, politiche ed economiche che operano sul territorio incapaci di realizzare o quanto meno progettare una valevole “visione” della comunità che stimoli e integri i giovani nei processi decisionali della città.

Il confronto diretto con i giovani rendesi oltre ad offrire un importante momento di partecipazione politica offre la possibilità di ampliare i propri orizzonti culturali portando ad un livello top-down, ovvero nei cosiddetti vertici della classe politica, le impressioni di tutta la Comunità.

Dunque per concludere, vorremmo porre importanti e a questo punto necessarie interrogazioni;

Quale l’utilità essenziale dell’APP (tra l’altro elaborata in modo pessimo) appena sponsorizzata dalla sempre lungimirante Amministrazione Manna??? Siamo proprio sicuri che questa sia la soluzione più opportuna per risolvere il difficile problema della partecipazione, o siamo dinnanzi alla solita presa in giro di un’operazione atta e fatta per compensare economicamente qualche esigenza politica (altri soldi regalati)

Attendiamo con estrema curiosità i risultati

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