Riforma costituzionale: svolta “Bonapartista”???

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Pericolo autoritarismo

di MIRKO DI MARIA

SAREBBERO molteplici le motivazioni che spingono a sostenere le ragioni del no alla riforma costituzionale, ma oggi vorrei soffermarmi ad analizzare alcune particolari riflessioni che ritengo possano fornire ulteriori elementi interpretativi sulla discussa tematica.

Prima di addentrarmi nella discussione ritengo certamente indispensabile riconoscere che alcune modifiche alla Carta Costituzionale potrebbero essere avallate, ma sicuramente non in questi termini, in queste condizioni, ma soprattutto non con una classe dirigente come questa. Innanzitutto non si può comparare la preparazione culturale e politica, il rigore morale, dei padri costituenti, con quella della corrente classe politica; se la nostra Costituzione rappresenta il connubio perfetto fra diritti civili e sociali, l’attuale e ipotetica riforma invece sembrerebbe l’illogico tentativo di coniugare un insieme di interessi personalistici con le pretese egemoni di una determinata élite politica.

Eccessivo accentramento

Il disegno di legge Boschi (che sicuramente non è a livello di personalità come Pertini e De Gasperi) congiunto al neonato Italicum determinerebbe un eccessivo accentramento del potere decisionale dell’esecutivo, e ricorderebbe paradossalmente quel suicidio di un’assemblea legislativa ipotizzato da Alessandro Visani in relazione alla Legge Acerbo del 1923, e alle tragiche conseguenze da questa inesorabilmente provocate. Questo paradossale processo, tenendo comunque presente le dovute differenze temporali, potrebbe essere il preludio per la costruzione di una forma di potere di matrice Bonapartista, attinente agli avvenimenti che hanno comportato la presa di potere autoritario da parte di Luigi Bonaparte ovvero Napoleone III, in cui la naturale democraticità sancita dal bicameralismo perfetto, dunque la possibilità assembleare di decidere della vita del paese e dei suoi cittadini, verrebbe svuotata e neutralizzata, incalzata da un dominio spregiudicato e populista di un esecutivo autoritario.

Se la nostra lettura potrebbe apparire in un certo senso antistorica, è legittimo ritenere che in un clima di crisi sociale, in cui siamo al cospetto di una classe politica dirigente che tutto rappresenta tranne che la volontà del popolo libero e sovrano, la lettura bonapartista con i dovuti accorgimenti potrebbe essere del tutto contestualizzabile, e potrebbe inevitabilmente riproporre forme di dominio autoritario che monopolizzano e tentano di distruggere gli spazi di libera associazione e di libera produzione intellettuale.

One comment

  1. enzo said on luglio 5, 2016 Rispondi
    puntuale e preciso ,condividendo il tutto ti ringrazio.. non sono più solo. La mosca bianca che è in me ne esce rincuorata.

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