Pensieri, parole e azioni

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La cultura del rispetto

di SIMONA DE DONATO

UN giorno mi è stato chiesto cosa fosse il Karma e cosa fosse la legge di causa ed effetto. Io proposi al mio interlocutore di immaginare il primo come una stanza, in disordine e piena di scatole. Precisai che quelle scatole altro non erano ( e sono ) che pensieri, parole e azioni, da distinguere in positivi e negativi. Pensieri, parole e azioni sono le cause che poniamo nel nostro quotidiano e le poniamo consapevolmente o inconsapevolmente; a queste corrisponderanno degli effetti positivi o negativi…. bisogna sempre guardare al punto di partenza! In maniera asettica possibilmente! In un incontro, per me molto emozionante, datato 2001, con un uomo di grande spessore culturale, un giapponese, piccoletto di statura, capelli brizzolati, aveva un non so che di garbato nello sguardo ( per dirla alla Jane Austen in “Orgoglio e Pregiudizio” per bocca di un personaggio secondario ), nel suo tono di voce, nella sua espressione, nelle pieghe delle sue rughe, nei suoi occhi e nelle sue parole era palese l’assenza totale di giudizio e forse le sue parole mi colpirono ancora di più proprio per questi elementi…paradossalmente, comunque, fu lapidario:” Offendere la dignità della propria vita porta inevitabilmente all’infelicità”. Che cosa voleva dire? Furono parole che non riuscii a dimenticare….ancora oggi non riesco! Messi in movimento i meccanismi, gli ingranaggi all’interno della mia calotta cranica, quelle parole mi fecero approdare inizialmente al pensiero, errato, di un atteggiamento basato sulla forza – vedi arroganza – poi finalmente, dopo molti e molti anni arrivai ad imboccare la strada giusta ed a rimanerci a cavallo. Tranquilli, non vi dirò certo la fine…..informazioni strettamente riservate! Per quanto mi piaccia condividere, esistono dei limiti invalicabili da rispettare – parola da ricordare, perché la userò ancora.

P1010178Il risultato di questa riflessione mi ha portato, in tempi più recenti del 2001, ad aprirne un’altra: cultura del dominio e cultura della sottomissione – vedi sempre arroganza. Ma c’è una terza via quella del rispetto che, la butto giù così, è nutrita dalla consapevolezza non di dominare, quanto di dominare il dominio. Si traduce in etica responsabile di assumere, in via del tutto spontanea, una limitazione, principalmente alla manipolazione che altro non è che il “complotto”. La causalità è un meccanismo, logico, fatto di causa ed effetto, che usata con malizia ha il potere di far passare per vere teorie e ipotesi fantastiche, smentite brutalmente e per fortuna dalla realtà, dai fatti, dal vero. Insomma un vizio antico, per nulla scomparso.

Storie di complotti? Ne è pieno il quotidiano figuriamoci nei libri, nella storia quanti ne sono stati annotati, catalogati, inventariati, rubricati, schedati, ricordati, tramandati, rilevati, citati, riportati.

I complotti nella Rivoluzione francese

La Rivoluzione francese è uno degli eventi storici che ricorda l’uso sfrenato che se ne è fatto per arrivare a risoluzioni di ogni “problema politico”; annientare ogni nemico ed evitare che ne sorgessero altri con l’arma del complotto. Ma sto ricordando la Rivoluzione francese o sto parlando di altro? Certo che la stanchezza e la mente giocano brutti scherzi!

E’ vero! Il mondo si è trasformato in una sorta di villaggio globale! Accettiamolo e andiamo avanti! Amen. Facciamo pace con il cervello e vediamo di comprendere quali problematiche ulteriori porta e come affrontare queste criticità. Il villaggetto globale ha portato differenze sostanziali nella nostra situazione morale, differenze che non sono circoscritte ad un numero X di individui, al contrario, riguardano i destini di tutti i viventi. Faccio ora un esempio pratico. Uso razionale dello spazio, evoluzione socio-culturale, concezione evoluzionistica dell’ambiente, da non intendersi come sinonimo di natura, bensì come crocicchio tra uomo e realtà naturale, che non è una sorta di paese lontano o straniero… questa è Rende.

A Rende un lavoro immane

Passeggiando per le strade di Rende ed approfittando delle belle giornate appena iniziate, ponendo un minimo di attenzione – cosa che costa fatica – ci si rende conto dell’immane lavoro fatto nel corso di numerosissimi anni ed il percorso fatto da menti, che potevano sembrare visionarie per i tempi.  Si avverte l’esigenza di uscire fuori dal vecchio quadro del tradizionale ed elaborare una concezione nuova….urbanistica del tutto innovativa per i tempi, concezione adeguata ad affrontare i problemi cruciali, anche quelli di sopravvivenza ( dell’epoca ed in prospettiva ) per una umanità intesa ormai come una comunità di destino; problemi ai quali in realtà dovevamo, dobbiamo e dovremmo sentirci tutti impegnati, poiché ognuno di noi è coinvolto per il semplice fatto di esistere,

Centro storico

Centro storico

invece di assistere a continue diatribe, che tolgono solo energia, capitanate da arrogantelli che hanno la velleità di pensare di fare politica, apportando motivazioni che, in malo modo, tentano di far passare per plausibili, ritornando automaticamente al concetto di complotto; le stesse persone che sostengono che il “vecchio” non serve a nulla, quando, a mio parere, è fonte preziosa ed inesauribile di insegnamento. Ne “Lo Stato” di Cicerone, il popolo è una società organizzata e fondata su interessi comuni; Tacito negli “Annali” tramanda che “pochi distinguono col proprio senno l’onesto dal disonesto, l’utile dal dannoso”.

Chiarisco una volta per tutte la mia personale posizione in merito al concetto di classe dirigente. A mio parere deve essere formata da chi ne sa molto più di noi (vedi contaminazione tra vecchio e nuovo) troppo freschi per poter dettare regole e tentare strategie che risulterebbero e di fatto risultano, di bassissima levatura; infatti, in tempi non sospetti Livio in merito alla potestà consolare, sosteneva che il comando di più persone è dannoso….e con Livio dichiaro di essere in pieno accordo. Dunque qual’ è la soluzione? Forse si potrebbe prendere spunto da quanto scritto da Erodoto ne “Le Storie” che riporto testualmente: “…è assolutamente intollerabile che per sfuggire l’insolenza di un monarca gli uomini cadano nell’insolenza di una moltitudine sfrenata. Quello infatti se fa qualcosa la fa a ragion veduta, questa invece non ha neppure capacità di discernimento: e come potrebbe avere discernimento chi né ha imparato da altri né conosce da sé niente di buono, e sconvolge le cose affrontandole senza senno….”.

La voce della guida

Mi pare di non dover aggiungere null’altro, se non che mi auguro di sentire al più presto e nuovamente la voce di quella guida dalla quale un gran numero di persone ne ha potuto trarre insegnamenti e/o, nella peggiore delle ipotesi, solo spunti di riflessione. Al suo rientro gli arrogantelli perderanno la voce e non certo ad opera di minacce.

4 comments

  1. Silvia said on aprile 23, 2016 Rispondi
    Innanzitutto i miei complimenti per il pezzo e complimenti per il Blog nel quale ho spulciato e che ho trovato molto interessante. Per quanto io non sia nativa di Rende, ho sempre apprezzato e ho sentito altri pareri conformi al mio, di come Rende sia cresciuta, partendo dalla dimensione del paese, così come tanti ne troviamo in Calabria. Di come sia stata progettata e poi sviluppata nel corso dei tempi , con l'occhio che guarda al futuro. Così si dovrebbe fare per gestire la cosa pubblica
  2. Maria Spezzano De Luca said on aprile 23, 2016 Rispondi
    Nella evoluzione e rivoluzione mondiale forse la Calabria si e' persa qualche giro. L'uomo calabrese ha intrinseco una misoginia inconscia e conscia che per fiacca o per comodo lascia vivere e sopravvire. Se vivessi in Calabria non avrei scampo, sarei considerata o una pazza o qualcosa di molto peggio. Io gli uomini li guardo in faccia e gli dico quello che penso, non mi sono mai sentita in difficolta' ad affrontarli. La Calabria salira' no uno ma piu' scalini quando gli uomini, spesso inetti e ignoranti, daranno il giusto spazio e rispetto alle donne e la smettano con.......chi ti credi di essere......da dove sei uscita. Peggio quando lo dicono in dialetto.Le calabresi sono cocciute intrepidi e "valientes" se gli uomini vogliono la guerra sapranno dargliela e vincerla. Diciamo una volta per tutte ai prepotenti che se non conoscono le regole e l'ordine nella propria caso non possono certo pretendere di andare a mettere ordine fuori.
  3. Silvia said on aprile 23, 2016 Rispondi
    Innanzitutto i miei complimenti per il pezzo e complimenti per il Blog nel quale ho spulciato e che ho trovato molto interessante. Per quanto io non sia nativa di Rende, ho sempre apprezzato e ho sentito altri pareri conformi al mio, di come Rende sia cresciuta, partendo dalla dimensione del paese, così come tanti ne troviamo in Calabria. Di come sia stata progettata e poi sviluppata nel corso dei tempi , con l’occhio che guarda al futuro. Così si dovrebbe fare per gestire la cosa pubblica
  4. marshallow said on aprile 23, 2016 Rispondi
    Veramente complimenti per la dissertazione!!!!!!!!!!!!!! Mi unisco a te nel desiderio del ritorno della nostra guida e maestro.

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