Orazio, rispondimi tu

+

L’utopia si può realizzare

di SIMONA DE DONATO

AI bestemmiatori si strappava la lingua….quando la giustizia era dura. Anzi il bestemmiatore era punito più del ladruncolo. Riforma e Controriforma sono due grandi eventi storici che recano le impronte delle utopie del Papismo e Antipapismo, ovvero cent’anni di intolleranza religiosa e non solo, tutto contornato da un odio particolarmente intenso e sentito per il teatro come costante connaturata all’utopia stessa, dove tutto si traduceva in una serie illimitata di divieti: no banchetti, no osterie, no danze, no letto se non per dormire, no camminare per strada ad ore pasti o quelle del riposo, no agli usurai e dunque no ai prestiti a interesse.

Un’enorme dose di passione

Hip hip urrà  invece per : a messa tutti e tutti i giorni, si al digiuno settimanale, passeggiate, sport e musica ma solo per i ricchi, si alle arti liberali e all’istruzione. Ed ancora, si, a gran voce per urbanistica, igiene, fognature, scuole bellissime, ospedali aperti per tutti … che strano! Queste cose mi ricordano qualcosa! Ho come la sensazione che siano cose molto più vicine ai giorni nostri, molto più attuali…mi pare quasi di vederle! Dovrebbe essere una concretizzazione in chiave progressista di una società civile? Si, si, di una città! …..No, non è possibile, farò sicuramente confusione! Anche perché per realizzare una cosa del genere c’è bisogno di una enorme dose di passione supportata necessariamente da innegabili capacità come: essere comunicativo, valutare e risolvere i problemi, pianificare….Ah si! E poi saper prendere decisioni a costo di sembrare decisionista. D’altra parte nelle utopie più che nella realtà, si manifestano modelli di società. Nelle strutture sociali, queste aspirazioni e modelli possono trovarsi inespressi. Comunque….Attenzione! non sono mie teorie. Ogni tanto, aprendo un libro, si possono trovare tutta una serie di notizie interessanti e tutto potrebbe, per assurdo, corrispondere ad una esperienza quasi proibitiva! Beh, auguriamoci di provare l’ebbrezza del proibito almeno di tanto in tanto; accettare la nostra ignoranza, atto che cozza profondamente con quella pratica che male odora di patologico e che porta il nome di autocelebrazione…. scendere dal piedistallo signori per un pit stop necessario, che lo vogliamo o no.

“Hoc erat in votis”? o “ Quod est in votis” ? Che cosa realmente vogliamo? Cosa ci auspichiamo? Orazio rispondimi tu per favore.

Disegnare una nuova società possibilmente: laica, ugualitaria ed emancipata.

Al centro l’essere umano

Basta con una società dominata dal privilegio e dalle disuguaglianze, bisogna mettere al centro l’essere umano con i suoi bisogni, l’essere umano con le sue esigenze, questo oggi è rivoluzionario, riformatore, innovatore, progressista.

Solo per le signore lettrici – che da oggi in avanti qualcosa mi dice saranno sempre meno – sottolineo che l’emancipazione non è decidere con chi fare “attività ginnica” giorno per giorno ma è ben altro, tanto è vero che ho scomodato Orazio, che non è il vostro vicino di casa…..è vero sarebbe stato meglio scomodare Messalina. Comunque, alle volte penso che con i reggiseni avrebbero dovuto bruciare l’intera stirpe femminile…..ma questo è un altro capitolo. Auguro alle mie colleghe femminucce di riprendersi la loro femminilità! Riprendendo….mi si trova d’accordo quando si dice della necessità di una rigenerazione morale, immediatamente seguita da una rigenerazione politica.

Un progetto aperto

Non abbiate timore, non sono io a teorizzare, è un concetto vecchio quanto il mondo, concetto legato ai garibaldini e mazziniani, concretizzati nella costituzione di società di fratellanza, operaie, mutuo soccorso, con la finalità ulteriore di promuovere il benessere delle società, attraverso l’educazione morale, fisica ed intellettuale, così da costruire individui emancipati, cioè, liberi ( non libertini ) e responsabili, elementi necessari per migliorare la società. Una riorganizzazione della politica in quella chiave sopradetta che altro non fa che semplificare all’eccesso il lavoro da fare, facendosi guidare dalle esperienze del passato, un passato molto, molto lontano ma ancora ahimè attualissimo e tramandato da cervelli come Campanella, Ficthe, Rabelais, Bacone, Swift, Doni, solo per citarne alcuni, tutti con un comune denominatore, la speranza di vedere realizzata una società perfetta….utopistica! Ma UTOPIA non è forse un progetto aperto? Aperto perché perennemente integrato dai contributi storici? Quindi soggetto a variabili? E questi contributi storici, non provengono forse da civiltà con latitudini e longitudini diverse? Ognuna di queste poi non ha acquisito nel tempo insegnamenti che ha messo a disposizione di altri?

Quindi l’utopia non è qualcosa che non si può realizzare, al contrario è qualcosa che si può realizzare. E’ quell’idea che da se stessa prende forza e si impone nella storia. A questo punto si approda al socialismo riformista e da dove partiamo se non dal   1894, anno in cui vennero emesse le leggi eccezionali crispine; i numerosi accadimenti caratterizzanti la fine del secolo, portarono socialisti, radicali e repubblicani a sviluppare una politica di difesa delle istituzioni – all’epoca borghesi – in chiave progressista. Alla vigilia della prima guerra mondiale i partiti assumevano posizioni sempre più nette e differenti; si creò un vastissimo schieramento di forze democratiche e riformatrici, in contrapposizione a quelle conservatrici rappresentate dagli schieramenti cattolici che a gamba tesa entrarono nella vita pubblica. E cosa vogliamo dire sul congresso socialista del 1914?  Che ci sarebbe la necessità di riportare integralmente alcuni degli interventi più importanti del congresso stesso, poche righe non renderebbero giustizia e, non volendo, rischierei di trasferire un messaggio sbagliato, ma intanto riflettiamo su quella che è stata la nostra storia e contestualmente, esigiamo certezza….certezza del diritto e nel diritto…chiediamolo a gran voce. Non può esistere trasparenza senza chiarezza.

Quando le leggi creano il caos

E’ arrivato il momento di mettere mano all’ammasso imbarazzante di leggi che servono solo a confondere le acque con troppi giri di parole, a creare caos. Solo in questo modo, a mio avviso, si eviteranno ulteriori confusioni sia di termini che di idee, così come si eviteranno abusi. Quello attuale è uno stato di cose che non può che peggiorare, che da agio solo a coloro i quali, e non sono pochi, si troveranno la strada spianata per interpretazioni di comodo, da utilizzare nelle battaglie politiche per squalificare l’avversario, tenerlo al palo di partenza, sbarrare loro l’accesso al lavoro. Sciacalli pronti ad avventarsi su brandelli di discorsi e concetti solo per dare corpo a dicerie ed innescare meccanismi volti alla creazione di pregiudizi, per poi usarli ai propri scopi…quasi mai confessabili.

Buona sorte a tutti!

Lascia un commento

Note: Comments on the web site reflect the views of their authors, and not necessarily the views of the transfers internet portal. Requested to refrain from insults, swearing and vulgar expression. We reserve the right to delete any comment without notice explanations.

Your email address will not be published. Required fields are signed with *