RENDE: Gli ultimi saranno… gli ultimi

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I diritti negati

di MIRKO DI MARIA

DISEREDATI, sfollati, senzatetto; questa terminologia utilizzata per identificare categorie sociali che vivono un impellente situazione di emergenza e disagio, non ingloba soltanto cittadini stranieri, esuli e fuggitivi di guerra, ma raggruppa una categoria di cittadini italiani, di cittadini rendesi, che vivono la medesima situazione, con la triste consapevolezza che la comunità in cui sono nati non li tutela, ne si interessa della loro reale situazione. Mentre i “mostri” della politica rendese si contendono gratificazioni, lodandosi nella falsità autoreferenziale di glorificazioni fittizie, tra inaugurazioni di Cinema, Parco acquatico e “metro leggera”, le condizioni dei cittadini disagiati vengono continuamente discriminate e subordinate a politiche di natura personalistica e privatistica. Amministrare una città non è solo renderla urbanisticamente migliore o abbellirla come una fiera natalizia, amministrare vuol dire interessarsi, conoscere, e adoperarsi per migliorare le condizioni dei propri cittadini e in particolare di quei cittadini che per sorte avversa vivono una situazione mortificante.

Domande senza risposte

Ora vorrei raccontare, paradossalmente, ciò che è accaduto ad una cittadina rendese che vive la medesima situazione e sospinta da uno strano senso di fiducia verso le istituzioni, decide di interpellarsi al magnifico Comune di Rende con la speranza di trovare una minima soluzione alla sua situazione di donna sola con due figli a carico.

La mattina del giorno x, Carola (usiamo un nome fittizio per evitare inutili ripercussioni) si reca in quello che molti conoscono come il “Castello incantato” del Comune di Rende, in cerca di risposte risolutorie per lei e per i suoi figli; appena entrata l’aria che si respira è quella di un feudo manzoniano, constatato che il caro signorotto don Rodrigo non era presente, la povera Carola cominciò a chiedere consiglio ai sui “bravi” che nella loro grande opulenza, rimasero indifferenti alle richieste e alle pretese di una semplice cittadina; ma andiamo per ordine: la nostra protagonista conferì, con tale F.C, che si mostrò al quanto interessata alle problematiche esposte e subito si mobilitò per cercare una soluzione, ma più la ricerca si spostava nei “piani alti”, più l’intraprendenza di F.C, trovava intoppi e indifferenza. 

Intoppi e indifferenze

Il primo intoppo si chiama tale Campolongo, che con un categorico no (forse il nostro “bravo” amico non ha mai pregustato il sapore della fame e della miseria), proferisce la più classica e banale delle risposte “IL COMUNE DI RENDE NON HA ALLOGGI DISPONIBILI” (cosa alquanto anomala ma andiamo avanti); il secondo intoppo si chiama tale Tenuta, che apparentemente prova ad offrire soluzioni a riguardo, parla di alloggi occupati abusivamente, di una villa, a Rende paese, in via Giglio, asserendo però che la struttura risulta inagibile ed inappropriata, dunque anche questo “bravo” ha fatto tanto fumo e niente arrosto. Più si sale in alto, più gli intoppi e l’indifferenza si fanno paradossalmente comici, camminando per le stanze del comune la nostra Carola incontra due figure della giunta comunale, loro che si ergono a rappresentanti del popolo, ma che in realtà l’unica cosa che rappresentano sono gli interessi di gruppi di potere; un grande velo d’indifferenza lo mostra, il consigliere A.A, che aldilà della sua storia personale, chiude ogni possibile speranza della nostra protagonista, riaffermando che il comune di alloggi non ne dispone; il tutto si conclude con la più grande perla di saggezza che ci viene offerta, in via del tutto esclusiva da tale Bozzo, questo preso forse da qualche istinto “caritatevole”, propone alla nostra beniamina di rivolgersi all’assistenza sociale, per vedere se questi possano trovare una sistemazione (lui parla di stanza, la vedo un po’ dura con due figli a carico) temporanea.

Un appello a tutti: meno costruzioni, più umanità

Ora raccontata la disanima della povera Carola, è necessaria una breve analisi sulla situazione. Esistono a Rende numerose persone che vivono la medesima situazione, ricevendo come risposta alle proprie esigenze solo indifferenza (tranne pochi, vedi F.C); la possibilità di vivere una vita adeguata è un diritto fondamentale, costituzionalmente sancito, quindi chiediamo a tutte le personalità politiche e all’amministrazione, di qualsivoglia colore, di smetterla di dibattere inutilmente su glorificazioni fittizie, teatri canadesi, parco, e cosi via (tanto la speculazione su tali strutture è già un ovvietà) ma di preoccuparsi realmente delle esigenze di tutte quelle persone rimaste indietro che si vedono costrette a sopravvivere e a dare un senso alla loro vita, perché la buona politica non è solo quella delle grandi costruzioni, ma è soprattutto quella che ha a cuore le persone, perciò: meno costruzioni , più umanità.

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