La coperta corta

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Un “tuffo” nel “welfare state”

di SIMONA DE DONATO

AL Comune di Rende pare la coperta sia diventata corta, stando a quanto riportato su un articolo a firma Maria Teresa Improta, dal titolo «Protesta a Rende cittadini assediano il Comune, il sindaco: “Non abbiamo soldi”»  pubblicato il 29 febbraio scorso sul portale  Quicosenza.it newsgeneratio. Mancano i fondi, le casse sociali piangono – vedi aumenti TARI –  quindi non ci si può certo inventare delle campagne intraprendenti in tema di welfare, che poi corrisponderebbe al normale. Mi spiego meglio…. dare attuazione e concretezza al concetto stesso, nel quale rientrerebbe anche il concetto che sembra essere molto…..troppo…..lontano di creare occupazione, cosa nella quale non riesce lo Stato centrale figuriamoci un amministrazione locale! …..sicuramente questa sarebbe la risposta. Correggetemi se sbaglio ma mi sembra che trovandosi di fronte a certe difficoltà si preferisca utilizzare una pratica, un modo di fare politica degna di Matusalemme che ormai non ha più nulla da dire e che ormai, sono costretta a dire, hanno l’entusiasmo di un bradipo e l’intraprendenza di una mummia, con tutto il dovuto rispetto, sottolineo.

Voglio fare un passo indietro. Con il vostro permesso. Ricordo il primo giorno di corso di Diritto del Lavoro…magnifico! Breve accenno sulla nascita e caratteristiche dei sindacati e poi, come un fulmine, via verso il Welfare State….un tuffo nel passato fino alla sua nascita , al secondo dopoguerra. Pur non facendo parte del programma, il Prof. fece in modo di aprire una finestra di dialogo utilizzando argomenti più vicini ad una classe di scapestrati ed ignoranti che ancora non si ponevano tante domande su diritti e doveri. Momento storico, culturale e temporale influiscono sull’essenza ed il concetto stesso di Politica sociale; sono queste variabili soggette a continui cambiamenti, a causa della loro mutevolezza, influiscono anche sull’utilizzo al plurale della stessa terminologia, portando noi cittadini a parlare di Politiche sociali. Vengono definite come insiemi di interventi pubblici che dovrebbero avere ricadute sociali sicuramente variabili dati i presupposti!

Per favore, facciamoci capire!

Equa distribuzione di risorse ed opportunità, promozione di benessere e qualità della vita, ridurre o limitare le conseguenze sociali prodotte da altre politiche, questi gli obbiettivi. Mah! Suggerirei di cominciare a trasferire i messaggi in italiano, che fino a prova contraria è la nostra lingua madre. Cosa vuol dire Welfare State? “Stato del benessere” letteralmente e stando al significato originario dettato dalla Gran Bretagna, recepito dall’Italia ma trasferito con altro significato e cioè “Stato Assistenziale” o “Stato Sociale”…..visione alquanto negativa a mio parere. Trasferisco teoria di A. Briggs, secondo la quale obbiettivi del welfare sono: assicurare un tenore di vita minimo a tutti; dare sicurezza a individui e famiglie in presenza di eventi naturali ed economici sfavorevoli; consentire a tutti i cittadini di usufruire dei servizi fondamentali di istruzione  e sanità. Individua anche gli strumenti attraverso i quali perseguire tali obbiettivi: corresponsioni in denaro, specie nelle fasi non occupazionali del ciclo vitale per esempio la vecchiaia o la maternità e nelle situazioni di incapacità lavorativa  come malattia, invalidità – parliamone – disoccupazione – parliamo anche di questo; erogazione di servizi come istruzione, assistenza sanitaria, abitazione, chiamati servizi in natura; concessione di benefici fiscali per carichi familiari o per l’acquisto di un’abitazione; regolamentazione di alcuni aspetti dell’attività economica quali la locazione di abitazioni a famiglie a basso reddito e l’assunzione di persone invalide. Parlando di carichi fiscali sarebbe doveroso da parte mia tirare ancora fuori l’argomento TARI, argomento sul quale ancora non ho ben capito se questa famosa rettifica/diminuzione dell’aliquota della quale titolavano alcune testate locali giorni addietro, si concretizzerà, ovviamente a breve, senza andare alle calende e poi, nell’ordine, nel dimenticatoio. Ma andiamo avanti. Capisco! Il Comune in generale e non nello specifico quello di Rende, è diventato un esattore di tasse cervellotiche per conto del governo nazionale e regionale. Di contro, i pochi flussi finanziari arrivati, sono stati intercettati e probabilmente canalizzati, ma non sembra il caso di parlare anche di previdenza sociale, provvedimenti a sostegno dell’occupazione, pensione, assegni familiari? Rende era un centro urbano rispettato ma oggi, sono costretta a dire, assomiglia di più ad un “Comune cenerentola”.

Cosa mettere “in agenda”

A mio avviso cinque i punti essenziali da mettere in agenda:

1) tutela della persona, delle famiglie e delle fasce sociali svantaggiate;

2) contributo alle politiche intercomunali per il rilancio del lavoro e dell’occupazione;

3) difesa del territorio agricolo e dell’ambiente per uno sviluppo sostenibile;

4) sviluppo delle energie rinnovabili e innovazione tecnologica;

5) aumento degli standard di sicurezza urbana e attenzione alla qualità del territorio.

Non vi è nessuna intenzione da parte della sottoscritta di sminuire l’operato della attuale amministrazione, ma ciò che è stato elencato rientra nell’ordinaria amministrazione di ogni Comune e non è il frutto di una gentile concessione. Ipotetici lavori di manutenzione delle strade e dell’arredo urbano non sono opere straordinarie. Quando una strada è dissestata, è fondamentale metterla in sicurezza prima possibile. Potrei continuare con altro, ma per ora preferisco fermarmi qui.

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