Centro storico, ecco la verità

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Il nostro progetto ancora attuale

di SANDRO  PRINCIPE

SULLA questione relativa alla rivitalizzazione del Centro-Storico di Rende in questi ultimi anni si sono fatte considerazioni spinte da varie motivazioni: avversione, che rasenta l’odio, verso un’intera classe dirigente, favole metropolitane, superficialità e vera e propria ignoranza.

Ora è arrivato il tempo di fare una serena analisi storico-politica.

Lo spopolamento del Centro-Storico di Rende è iniziato già nei primi anni ‘60 del secolo scorso, allorchè gran parte della borghesia professionale, impiegatizia ed artigiana fu attratta dall’urbanizzazione della città di Cosenza tra corso Trieste e Panebianco.

Questo fenomeno subì una forte accelerazione negli anni ‘70, quando incominciò l’urbanizzazione della nuova Rende tra Roges e Quattromiglia, in attuazione dei piani regolatori adottati dalle amministrazioni Comunali guidate da Francesco Principe. E meraviglia assai che esponenti politici di quella stagione, ritenuti protagonisti per i ruoli di assessori comunali e/o provinciali ricoperti, tentino con affanno e con fiele di occultuare questa verità storica.

Ed, invero, la spinta finale allo spopolamento del Centro Storico fu data dalla realizzazione di 250 alloggi di edilizia Economica e Popolare nel Quartiere Europa, assegnati a molte famiglie provenienti da Rende Centro. Ciò avveniva alla fine degli anni ‘70.

Fotografiamo adesso la situazione del Centro Storico agli inizi degli anni ’80.

I residenti sono aumentati di 291 persone (354 se consideriamo anche Pietà e Nogiano)

La popolazione residente sulla base dei dati del censimento del 1981 era pari a 1086 abitanti (1300 con Pietà e Nogiano), nel 1991 era 1175 (1425 con Pietà e Nogiano), nel 2001 di 1305 (1575 con Pietà e Nogiano) e nel 2011 di 1291 (1571 con Pietà e Nogiano).

Giova ricordare che subito dopo il 1981 alcune famiglie del Centro-Storico (16 – almeno 83 unità) si trasferirono nel Quartiere Europa, per come sopra detto, per cui, in realtà nel 1981, a censimento avvenuto nel ‘Centro Storico’ vi erano rimasti 1003 abitanti. L’amministrazione guidata da Sandro Principe si rese subito conto della situazione e cercò di mettere in campo una serie di azioni per arginare il fenomeno e conservare vitalità al Centro-Storico:

  1. Azioni mirate al ripopolamento

Si procedette all’acquisto di numerosi immobili da assegnare a famiglie bisognose (fabbricati Nudo, Covello, Tenuta, Principe, Mirabelli, Ciancio etc.) e si realizzarono 36 alloggi di edilizia Economica nelle attigue località Cozzo del Rito e Felpiano e 41 alloggi dell’Italposte, sempre in località Felpiano, da assegnare a dipendenti delle Poste.


Si stima che quest’azione abbia portato nel Centro-Storico e dintorni circa 300 abitanti in più. Pertanto i numeri ci dicono, con riferimento alla popolazione residente nel centro storico, che a partire dal 1980 si è verificato l’esatto contrario di quanto affermato dai nostri faziosi contradittori, in quanto il numero degli abitanti è adirittura aumentato;

  1. Azione tendente a verificare se esisteva la possibilità di costruire case unifamiliari e/o bifamiliari sulle colline circostanti il Centro-Storico

Fu incaricato il geologo Giuseppe Principe di verificare tale possibilità. Esclusa poi nel modo più assoluto poiché i siti erano pericolosi sotto il profilo della tenuta idrogeologica. Addirittura fu incaricato l’Arch.Valentino De Rango di progettare un villaggio in prossimità del Centro-Storico in località Cozzo d’Arintha, che richiamasse la topografia di Rende-Centro. Eseguiti i primi disegni del nuovo borgo arrivò la sentenza di non realizzabilità per ragioni di pericolo di dissesto.
In seguito nell’area si riuscì a realizzare solo l’intervento Italposte;

  1. Azioni varie susseguitesi negli anni per consolidare la Collina di Rende Centro

    Con vari interventi, per ultimo un progetto per 800mila euro eseguito durante le amministrazioni riformiste, ed attraverso un intervento per 1,6 milioni di Euro finanziato su richiesta delle suddette amministrazioni;

  2. Azione tendente a mantenere il Municipio nel Centro-Storico

A tal fine furono realizzati gli ampliamenti destinati all’ufficio Urbanistico e all’ufficio Anagrafe, fu ristrutturata l’ex GIL destinata all’ufficio Lavori Pubblici, fu ristrutturata l’ala occupata dalle Suore di Don Guanella, per l’archivio e l’ufficio Ragioneria, fu completamente ristrutturato il Piano Nobile (uffici del Sindaco, Segreteria, Vice-Sindaco, ufficio Legale). Giova notare che per liberare l’ala occupata dalle monache fu costruito l’asilo nel sito dell’ex mattatoio.

La parte ampliata del castello Normanno-svevo di Rende

La parte ampliata del castello Normanno-svevo di Rende

Nonostante tutti questi interventi e la locazione di Palazzo Principe e di parte di Palazzo Magdalone per altri uffici, nel primo decennio del secolo in corso lo spostamento a valle del Municipio divenne ineluttabile per motivi di sicurezza ed igenico-sanitari del Castello Normanno-Svevo (durante la sindacatura Bernaudo l’INAIL per ben 3 volte verificò che il municipio andava chiuso per la mancanza di sicurezza dei dipendenti e soprassedette a seguito dell’assicurazione del sindaco che stavano per essere ultimati i lavori del nuovo municipio –esistono i relativi verbali-) ed anche perché il 96% della popolazione risiede distante dal Centro-Storico. Inoltre, vorremmo capire cosa c’entra il trasferimento del municipio con lo spopolamento. Ed a ben vedere, se si ragiona con serenità la vera ragione delle problematiche che affliggono il Centro Storico risiedono nella sua non baricentricità;

  1. Azioni tendenti a fare di Rende-Centro un luogo attraente per la Cultura e per l’Accoglienza

    • Sistemazione Abitato

E’ stata realizzata la pavimentazione a porfido di tutte le vie principali e dei vicoli, la realizzazione della villetta in Rione Calabria, la realizzazione della villetta sottostante via Bella Arintha, la realizzazione della piazzetta e del locale sottostante nell’area dell’ex mercato coperto in via Bella Arintha, parepetti in pietra realizzati sulla circonvallazione;

    • Chiese

sono state restaurate tutte le chiese del Centro-Storico, in particolare la chiesa del Rosario, del Ritiro e S.Maria Maggiore. I lavori per restaurare la chiesa di S.Francesco sono tuttora in corso; sono state restaurate tutte le tele settecentesche delle chiese, oggi custodite in gran parte nel Museo Civico;

    • Musei

E’ stato acquistito Palazzo Zagarese ristrutturato e destinato a Museo Civico; è stato realizzato nel Civico il Museo del Folklore e della civiltà contadina e la pinacoteca attraverso l’acquisto di 3 opere di Mattia Preti, due tele del Solimena, una tavola di Dirk Hendriks ed opere di De Chirico, Sironi, Balla, Guttuso, Levi, Viani, Greco e Carrà; Palazzo Vitari è stato ristrutturato ed adibito a Museo dell’arte dell’Ottocento e del Novecento (MAON);

    • Palazzo Basile

L’acquisto e la ristrutturazione e trasformazione in albergo di Palazzo Basile rispondeva ad un preciso obiettivo per realizzare il Borgo della Cultura e la relativa accoglienza: un albergo con 50 posti letto, un ristorante per 50 coperti, un piano bar ed una sala ricevimenti per 200/250 coperti da utilizzare per eventi. Purtroppo chi ne aveva il compito non è riuscito a trovare il gestore, ne a proteggere l’immobile;

    • Il Castello Normanno Svevo

nel progetto avrebbe dovuto svolgere le funzioni di sede ufficiale del Comune per la rappresentanza e di sito da utilizzare per mostre ed eventi, in sintonia con Palazzo Basile. Le amministrazioni riformiste per due volte hanno ottenuto un finanziamento di 1,5 Milioni di Euro per la sua ristrutturazione. Con il primo finanziamento è stato redatto il progetto eseguito da un’ATI di progettisti per un importo di 400 mila Euro circa. Il progetto prevedeva l’eliminazione di tutte le superfetazioni ed il ritorno del maniero alla sua originale architettura ed ai suoi originali materiali. Il secondo finanziamento sempre di 1,5 milioni di Euro ha fatto registrare il rifiuto del Commissario Valiante di svolgere il ruolo di soggetto attuatore, oggi esercitato dalla Segreteria Regionale dei BB.CC.. Il progetto è stato stravolto e sono in corso le procedure d’appalto.

    • Finanziamento regionale di 3,5 Milioni di Euro concesso dalla Giunta Loiero per ristrutturare Palazzo Vercillo-Martino, il cinema S.Chiara e palazzo Muccari ex Zagarese per ampliare il Museo Civico

I lavori relativi sono stati progettati, appaltati ed eseguiti dalle precedenti amministrazioni riformiste. Il Cinema S.Chiara è ancora chiuso; Palazzo Muccari ex Zagarese è ancora inutilizzato e Palazzo Vercillo-Martino destinato ad artisti, pittori, scultori orafi ed a Palazzo Spinelli, prestigioso Gabinetto di restauro fiorentino, è stato assegnato senza gara a sogetto che svolge attività di lucro;

    • Acquisto di Palazzo Bucarelli-Magdalone

Destinato a ristorante oggi asseganto al dott. Bilotti per esporre le sue ceramiche;

    • Acquisto locali De Luca presso località Ritiro

per la realizzazione di un Enoteca;

    • Realizzazione della scale mobili con annesso parcheggio

Il punto di accesso alle scale mobili chiuso da anni

Il punto di accesso alle scale mobili chiuso da anni

Per liberare il Centro-Storico dall’invasione delle macchine.

Conclusioni finali

Attesa la non baricentricità del Centro-Storico e l’impossibilità di circondarlo di piccoli insediamenti, le amministrazioni successive al 1980 hanno elaborato l’ambizioso progetto di fare di Rende-Centro un sito ambito per le attività culturali e per l’accoglienza, per come risulta di tutta evidenza dal racconto sopra riportato e dagli interventi realizzati nel corso degli anni e tutti finalizzati per centrare l’obiettivo.

Giova ricordare che anche nell’elaborazione del PIT Serre Cosentine si tenne presente l’obiettivo finale prevedendo risorse per favorire le attività alberghiere (5,000€ per posto letto) e l’insediamento nel borgo dell’artigianato artistico, attraverso misure tentanti a favorire la nascita dell’azienda artigiana ed a favorire l’apprendistato per le giovani generazioni (150,000 € a fondo perduto per le aziende ed un voucher per l’artigiano formante e per l’apprendista).

La mano pubblica può fare autocritica sotto due profili:

  1. non essere riuscita a trovare un gestore per l’albergo di palazzo Basile, concepito come base portante per realizzare il Paese Albergo;
  2. non essere riuscita ad attuare le previsioni del PIT sopra ricordate, a causa della insipienza della burocrazia regionale, che pretese di attuare i PIT tramite bandi regionali invece che consentire bandi territoriali.

Ciononostante il progetto rimane attuale e valido. Rende-Centro con i suoi musei, le sue chiese, il suo impianto medievale, le sue tradizioni e le sue scale mobili rimane potenzialmente un borgo validissimo per diventare Paese-Albergo. È una prestigiosa Ferrari mantenuta in garage. Spetterà alle future amministrazioni ed al rigetto di una sub-cultura dell’immobilismo, dell’inutile lamento e della critica fine a se stessa, attirare nel Centro-Storico di Rende una serie di attività imprenditoriali private nei settori della cultura, dell’alberghiero, della ristorazione, dell’artigianato artistico e delle botteghe di nicchia, in grado di ridare vitalità ad un borgo conservato intatto e fornito di tutte le infrastrutture per rinascere e diventare riferimento di un turismo giornaliero e settimanale.

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