Illusioni paventate e certezze mancate

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La cultura smarrita del riformismo socialista  e della solidarietà sociale

Rende verso il declino dopo la vittoria delle destra berlusconiana

di TONINO SIMONE

Quanto ci si interroga  certamente non si commette  peccato. Qualunque siano  gli argomenti e l’oggetto di dell’interrogazione.

 Inoltre,  il peccato viene maggiormente meno quanto trattasi di argomenti che toccano la sfera pubblica; la politica nella sua accezione più classica; il senso comune che riguarda la sfera dell’etica sociale e del buon governo.

Vero è che la città di Rende, oggi più che mai e più di ogni altra realtà territoriale, si presta  paradossalmente ad essere oggetto di domande e riflessioni, attesa la circostanza del terremoto elettorale  avvenuto con le ultime amministrative, le illusioni paventate e le certezze mancate dopo la vittoria alle amministrative della destra berlusconiana.

Verosimilmente, molte aspettative si sono infrante contro il muro dell’inconcludenza  e passi indietro nella cultura politica riformista si segnano e si stampano sul  sottofondo malleabile della  precarietà di governo della cosa pubblica.

Rende in questo ultimo scorcio di tempo, ha miseramente perso quel fascino sublime   del riformismo amministrativo ed urbanistico del recente passato.

Fascino che ha caratterizzato per lungo tempo il suo stesso essere; fascino che si è imposto all’attenzione anche a livello nazionale allorquando venne  indicata come la Molinella del sud, peraltro in un sud e in un territorio regionale caratterizzato da miseria e degrado non solo economico e sociale ma anche etico e morale.

Il nuovo governo locale sta, verosimilmente, smacchiando una cultura sessantennale  fatta di successi urbani e conquiste sociali  e segni di smarrimento economico si sono drammaticamente innervati in un contesto in passato dinamico e ricco di iniziative e risorse.

Per rendersi conto di tutto ciò, basta osservare  con senso critico obiettivo:  la stasi dello sviluppo urbano;  la crisi e i limiti commerciali e relazionali della più grande area industriale della provincia; la perdita di centralità culturale del più grande polo culturale della regione come l’università della Calabria; il livello di insicurezza sociale e delinquenziale che vi regna .

 Rende, in sostanza:   sembra di aver perso  forse definitivamente, quel grande senso di orientamento politico e culturale che è stato il motivo dominante della sua passata crescita e consenso sociale di stampo principiano.

Con ciò,  il nuovo che è apparso si è già mostrato non adeguato alle grandi sfide che una realtà come Rende gli riserva quotidianamente, in virtù  non solo di una generazione politica subentrante non preparata  ai grandi problemi emergenziali che la politica oggi riserva a chiunque, ma anche in virtù  di una visione politica tutta tesa a governare il quotidiano.

Sicché, la città e chi la governa mostra  drammaticamente “di non possedere  più un progetto sia politico che amministrativo“   in virtù del quale l’azione di governo stesso diventi compatibile con le esigenze attuali e le necessità future.

Al dubbio ed alla domanda “se la  Rende di oggi è migliore della Rende di ieri” , non può che rispondersi  che il passato è stato certamente migliore del presente, così come il futuro appare incerto ed indecifrabile.

Paradossalmente è il caso di affermare che il futuro della nostra città non può fare a meno del passato e che il “Ritorno al futuro si circostanzia come una necessità” .

In relazione a tutto questo, il civismo politico  non può sottrarsi  alle sue responsabilità.

Le forze più sane del territorio non possono abdicare all’opera di rigenerazione della politica ed il risveglio dell’orgogliosità rendese deve necessariamente trovare spazi di cittadinanza attiva in ogni luogo ed ogni ambito sociale.

Le opportunità ed i motivi non mancano cosi come non mancano le risorse, gli stimoli ed i soggetti.

Prova di tutto questo si è avuta in occasione di un recente incontro tenutosi nel centro storico della citta, incontro  promosso da Insieme per Rende dove grande è stata la partecipazione e ricca ed entusiasmante la voglia di ricominciare.  

Ricominciare è d’obbligo se non addirittura necessario  per tornare ad essere protagonisti di una nuova narrazione; di una nuova storia politica.  

 

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