Ambiente e associazionismo

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Area di quarantena Robinson

Un’analisi sulla rivalutazione degli spazi verdi attraverso l’associazionismo sportivo

di MIRKO DI MARIA

La nostra indagine pone l’attenzione  su una rivalutazione del valore che l’attivismo sportivo assume nelle comunità locali, evidenziando una sistematica sottovalutazione della questione da parte dell’élite politica che appare indifferente alla tematica forse  ritenendola secondaria rispetto ad altre problematiche che affliggono la comunità locale, posizione che potrebbe essere considerata del tutto legittima ma non per questo non suscettibile a critiche costruttive con cui  si intende riscoprire il valore interdisciplinare della dimensione sportiva e della sue potenzialità di sviluppo nella prospettiva socio-politica ed economica locale. In riferimento al contesto territoriale rendese, di certo non si può negare che questo rappresenti un notevole potenziale di sviluppo di qualsivoglia attività sportiva o a esso connessa, in quanto, oltre a manifestare un ambiente sociale propenso allo sport e ai sui sviluppi, dispone a livello territoriale di numerosi luoghi e spazi pubblici fortemente voluti dalle precedenti amministrazioni socialiste, ma che da anni vengono gestiti in modo superficiale o in modo del tutto inusuale, risultando non funzionali per la comunità e abbandonate al disuso e al degrado;  luoghi adibiti a specifiche attività sportive , che da troppo tempo ormai sono inutilizzati e quindi non funzionali per la formazione e la salute di quel capitale umano su cui si è giustamente investito in passato, spazi limitati e privati della loro effettiva funzionalità, che se riqualificati in ambito socio-sportivo, non solo  rappresenterebbero importanti centri di aggregazione culturale, ma principalmente luoghi dove i giovani potranno riscoprire il valore di uno sport libero e soprattutto quotidiano, allontanandoli da ogni possibile sintomo di devianza o di immoralità civica, svolgendo così un importante funzione pedagogica e di socializzazione. La rivalutazione e riqualificazione  in ambito sportivo potrebbe stimolare la prospettiva di un associazionismo multidimensionale che coinvolga la comunità nella sua totalità, attraverso eventi e manifestazioni sportive, ovvero attività che migliorano non solo la produttività delle strutture utilizzate, ma soprattutto creano interessanti connubi integrativi tra la comunità e le istituzioni locali. Definite dunque le denotazioni concettuali delle principali aree da analizzare, è opportuno ricercarne l’adattabilità a determinati casi concreti, mediante un’indagine  interdisciplinare che riesca a conformare la dimensione giuridica a cui tali casi sono soggetti  con le esigenze socio-economiche delle comunità locali; dunque una flessibilità della macchina burocratica soprattutto nel favorire eventi e manifestazioni di iniziativa giovanile, stimolando la partecipazione dei giovani (principalmente) alla tutela e rivalutazione del patrimonio locale.

La prima struttura su cui bisogna soffermarci è sicuramente lo splendido Parco Robinson, anche se sarebbe più opportuno chiamarlo “AREA DI QUARANTENA ROBINSON”, visto che non c’è più  nessun connotato che possa definirlo parco comunale, anzi sembra più una zona di quarantena circoscritta all’interno della città. La vita all’interno del parco è del tutto scomparsa e non parlo solo del meraviglioso habitat faunistico , ma di tutte quelle persone che lo vivevano quotidianamente, che ora lo considerano solo un luogo contaminato dalle siringhe dei tossici rinchiusi nell’ “AREA DI QUARANTENA”, (dove un bambino potrebbe tranquillamente giocare, per non parlare delle nuove generazioni che non conoscono nemmeno l’esistenza del parco e chi lo conosce lo reputa un reperto archeologico della cittadina; ora l’interrogativo da porsi è semplice e diretto: come può uno tra i parchi pubblici della Calabria più belli essere abbandonato, preda del degrado e dell’incuria??? A nostro parere il problema di fondo sta nel lassismo di una classe politica imborghesita, lontana da quelle politiche di bottom up progressiste care al compianto Cecchino Principe, che sono il cuore della partecipazione cittadina alla vita politica, ma interessata solo a strategie di manipolazione del potere attraverso manovre politiche personalistiche e speculative. Ora visto che il parco è un bene comune su cui è difficile speculare invece di essere lasciato in stato di deterioramento potrebbe essere riqualificato in ambito socio-sportivo, sfruttandone il potenziale in tutte le sue sfaccettature, su modello dei grandi parchi pubblici europei, come ad esempio il “Grosser Tiergarten” di Berlino considerato il polmone della città, che al suo interno presenta moltissime strutture sportive pubbliche, campi di calcetto, beach volley, rugby, piste di pattinaggio e di running, essendo tra l’altro uno dei maggiori patrimoni della città stessa. Quindi perché non  torniamo  a quelli che sono gli standard europei, superandoli e puntando all’ eccellenza, come del resto per decenni le gloriose amministrazioni socialiste hanno fatto?

 

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