A proposito del Santa Chiara

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di GIANFRANCO DE FRANCO

IL Cinema Santa Chiara e il suo gestore-proprietario, Costantino Garofalo, hanno rappresentato per anni a Rende centro, il luogo del divertimento e della cultura. Era, in pratica, l’unico posto dove le famiglie di Rende portavano i bambini e dove si respirava un’aria diversa. Era il contatto col mondo esterno, era il luogo dove i sogni diventavano un po’ più realtà. E così quando  chiuse tutti gli abitanti del vecchio centro storico avevano una nostalgia inconsolabile. Gli anziani, perché andava via un loro simbolo, gli adulti, perché da bambini il Santa Chiara aveva rappresentato un posto agognato, un luogo “sacro”. Chi è di Rende, magari con qualche annetto sulle spalle, si ricorderà della bacheca del cinema posta a metà di Corso Mazzini. I film cambiavano di solito il venerdì e lo stesso film era programmato ogni sera fino al giovedì successivo.
Quanta nostalgia e quale gioia quando l’amministrazione socialista di Rende decise, a cavallo degli anni 2004/2005, di acquistare il locale da Costantino Garofalo per ristrutturarlo e farlo tornare agli antichi splendori.
Fu così che il Comune lo acquistò e la Regione Calabria a cavallo degli anni 2007/2008 stanziò la somma di 3,5 milioni di euro per ristrutturarlo insieme a palazzo Vercillo-Martino che era stato nel frattempo acquisito al patrimonio comunale. All’epoca l’assessore regionale alla Cultura era Sandro Principe e il sindaco di Rende era Umberto Bernaudo. Il finanziamento dell’epoca comprendeva anche i lavori per la ristrutturazione (terminata) della sezione Folclore (che resta inspiegabilmente chiusa) del Museo Civico.

L'ingresso del cinema Santa Chiara

L’ingresso del cinema Santa Chiara

Ora il cinema Santa Chiara è stato completato ed è pronto per l’utilizzo.

L’amministrazione di destra è in grado di utilizzarlo al meglio? O farà come con palazzo Vercillo-Martino?

Non ho idea se l’amministrazione di destra che governa la nostra città sia in grado di utilizzarlo al meglio. Quello che è certo è che la struttura è stata ideata, voluta e pensata dall’amministrazione socialista di Rende. Non possono certo prendersene il merito né loro né altri.
Se guardo, poi, all’annunciato insediamento di palazzo Vercillo-Martino qualche dubbio mi sembra legittimo.
Palazzo Vercillo-Martino, infatti, sempre acquistato e ristrutturato dall’amministarzione socialista di Rende, sarà sede di una società profit (è una società a responsabilità limitata) di consulenza e di formazione professionale (L&P consulenti), mentre la destinazione d’uso è prevista soltanto per attività di carattere culturale. Da notare che l’amministrazione socialista aveva affidato i locali del palazzo all’Istituto di restauro “Palazzo Spinelli” di Firenze, associazione no profit in partnership con le più prestigiose scuole di restauro europee come Elia, Istituto Estrada real, Anna Lindt foundation ed Europa Nostra.

Stesso discorso vale per il vecchio castello. I socialisti rendesi avrebbero voluto che esso fosse destinato ad attività di rappresentanza, ad ospitare eventi culturali e alla celebrazione di matrimoni, invece è destinato ad un museo chiuso (nonostante la targa “Aperto” che si trova davanti al portone sprangato). Anche per questa importante struttura, il finanziamento (1.500.000 di euro) è opera dei socialisti. Attualmente la ristrutturazione è stata affidata dall’ex commissario, Maurizio Valiante, alla Soprindentendenza ai Beni culturali della Calabria. E non se ne ha più notizia.

Morale della favola: i socialisti hanno portato idee, opere e soldi e ora ci sono alcune persone che non sono di Rende e che con Rende non hanno mai avuto a che vedere, che si vogliono prendere meriti che non hanno.

Ma, tranquilli, noi di Insieme per Rende ci stiamo preparando a farli tornare da dove sono venuti.

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