Apocalypse Policy (apocalittici)

 

 

 

di Mirko D. Maria

L’ineluttabile decadenza della cultura politica nazionale, segnata tragicamente dalla presenza d’individualità comiche e ingannevoli, che hanno volontariamente spostato la cultura dell’organizzazione sociale da solidaristica ad egocentrica, ha inequivocabilmente ripercussioni anche sulla politica locale, che a livello organizzativo sta alla base del comune vivere sociale.

Oggi la politica locale, sia a livello rappresentativo sia a livello amministrativo, dimostra essere notevolmente peggiore, perché invece di ricucire il logorato rapporto tra cittadini e rappresentanza, fra sfera pubblica e privata, in una goliardica sfida all’emulazione tenta di imitare modelli di personalizzazione politica estremamente negativi. Se osserviamo attentamente il comportamento istituzionale dei nostrani politicanti, possiamo tranquillamente notare eterogenee sfumature e svariati colori politici.

Ad esempio, escludendo il fenomeno del trasformismo, divenuta ormai una costante della politica locale, ma in qualche modo giustificato sotto i falsi miti del “bene comune” che però fa bene solo alle tasche dei pochi, il comportamento assunto da questo falso civismo altri non è che il più grande e vuoto contenitore ideologico che si possa mai palesare dinnanzi agl’occhi della cittadinanza.

Se dovessimo dare una precisa identificazione al decantato civismo del Laboratorio Civico, io personalmente lo traccerei sotto tre distinte sfumature:

GRILLISMO.

Il primo atteggiamento ravvisabile è la tendenza alla Beppe Grillo.  Ora in molti si domanderanno cosa c’entra il grillismo con il Laboratorio Civico; essendo i penta stellati un movimento che ha fondato la sue argomentazioni sul “non argomentare”, o meglio sull’attribuire  colpe  e responsabilità ad un nemico preciso ed individuabile, che guarda caso ha governato prima di loro, similmente l’amministrazione Manna, deresponsabilizza il suo lacunoso operato, mediante il continuo attribuire colpe al passato, senza mai effettuare una profonda e sincera autocritica che non sfoci in una smielata e vittimistica autocommiserazione.

BERLUSCONISMO.

Il secondo atteggiamento è la tendenza al Berlusconismo.  Questo comportamento è decisamente più evincibile in quanto è significativo di una politica spettacolarizzata ed eclatante, guarda caso poi incentivato con all’approssimarsi della tornata elettorale.  Sotto gl’occhi di tutti è palese un continuo ed eccessivo gioco di spettacolarizzazione della persona, per uno ovvio e strumentale scopo politico; inaugurazioni, cifre e numeri, strette di mano, comparse televisive, sono le solite manovre buttate li per tentare l’ultimo e ingannevole raggiro. E nei tre anni precedenti invece cosa è stato fatto?

RENZISMO.

Il terzo atteggiamento è la tendenza al Renzismo.  Se per renzismo intendiamo il tentativo spudorato di una persona che non è di sinistra, di apparire a tutti i costi di sinistra, simulando strategie e giustificandone scelte e comportamenti definite poi aperture, allora direi, che qui non c’è molto da aggiungere perché la realtà obiettivamente parla da sé.

È questa fare politica a Rende? il tentativo di disintegrazione del senso di comunità, di una città che rischia di non essere più tale, a causa di un meticoloso gioco di fusioni ed effusioni con la sponda Brutia?

Strumentalizzare, ricorrendo alle colpe del passato senza giudicare il presente? O fa comodo sindacare sempre sul passato senza invece valutare le diverse e anche opposte scelte dell’oggi e forse del futuro?

“La differenza essenziale sta nel genere di riforma che si vuole, e nel modo come si crede di poter raggiungere la nuova forma a cui si aspira”.