Il ritorno dei notabili e la rivolta dei “nessuno”

di Mirko Di Maria

La società contemporanea è notevolmente segnata da un’epoca di eccessiva personalizzazione dell’agire pubblico, il ché ha provocato inesorabilmente il tramontare di una determinata cultura politica e sociale, concepita  in soccorso di quei “molti” che vivevano ai margini della società, privi di alcun diritto civile e sociale, soggiogati alla subordinazione economica e culturale di una “casta o élite” che nell’autodeterminarsi si era creata fittizi privilegi e concessioni da anteporre alla dignitosa vita di tutti gl’uomini.

Il cambiamento radicale, dalla cultura di massa al culto delle “personalità”, influisce  negativamente sulla società attuale, con ripercussioni devastanti per quella futura.  Mentre in passato, grandi uomini e grandi idee, cercavano caparbiamente di costruire un’identità collettiva che avesse destrutturato completamente i dogmi sociali dettati dalla cosiddetta “società dei privilegi”, ora un neo linguaggio culturale, propone inversamente una sorta di predisposizione e accettazione  ad una nuova  “società dei privilegi”, che  paradossalmente diviene, a differenza del passato,  una méta da raggiungere piuttosto che una dogma da sfatare e demolire.

Alla decadenza di alcuni valori ideologici, che formavano un’egualitaria cultura di massa, e degli agenti sociali che ne erano portatori e protagonisti, partiti e ogni forma di associazionismo, è venuto sostituendosi, in maniere ambiziosa e aggressiva, un neo dettame culturale/ valoriale che pone come centro nevralgico del suo essere, non l’interesse collettivo, bensì  forme di interesse particolaristico e personale, atte alle accrescimento dell’ego pubblico utilizzato poi per  finalità strettamente private.

In poche parole, se noi ci soffermassimo un attimo ad osservare la società che ci circonda, noteremmo sicuramente il mutamento radicale di tutte le forme di comunicazione e di relazione intersociale, divenute oramai strettamente legate alla personalizzazione concettuale; dunque quando qualcuno scrive o agisce nella sfera pubblica, lo fa,  volontariamente o no,  per creare non più  forme di aggregazione, ma piuttosto forme di eccesiva competizione, utili  nel  fornire forse elementi di credibilità al suo dire.  Il suo agire dunque potrà, nella più machiavellica dell’ipotesi, accettare ogni forma d’incoerenza e ogni atteggiamento amorale, perché una volta piegata ai dogmi della personalizzazione la cultura di massa, risulterà inefficace e inefficiente nel valutare l’aspetto negativo del comportamento del singolo.

L’esempio pragmatico di tale regressione è riscontrabile in alcuni atteggiamenti o comportamenti intrapresi dalla cultura giovanile. Molti giovani sono spesso ammaliati dalla prospettiva di onorificenze e titoli o incarichi; la più  che legittima ambizione  individualistica li spinge a rincorrere obiettivi che forse sarebbero più raggiungibili se intrapresi e condivisi  in una visione collettiva di largo respiro, piuttosto che in una solitaria rincorsa alla gloria; la categorizzazione del “nessuno” , e quindi di una ipotetico attributo di subordinazione, diviene non più lo stimolo per destrutturare una condizione discriminate, ma inversamente lo status discriminate da superare per ambire ed avere accesso alla casta privilegiata, fautrice di ogni forma di divisione sociale.

Perciò se l’alternativa all’insaziabile soddisfacimento dell’ego interiore  è l’essere categorizzato  “nessuno”, allora forse è meglio  prediligere  il non-essere aggregante, piuttosto che un “io” discriminate, meglio scegliere di far parte di un’identità collettiva egualitaria, piuttosto che  intraprendere una presuntuosa corsa solitaria, alla ricerca di una possibile glorificazione personale,  necessaria e indispensabile forse per  accedere a quella casta di prescelti, alla società dei doppi fini e dell’incoerenza.

Ritengo assolutamente irragionevole prodigarsi per un futuro che non sa guardare al passato, che non sappia ricucire un tessuto sociale estremamente selettivo e clientelare , che non riesca a costruire nuove forme di aggregazione , ma che sia vincolato a credenze dogmatiche prive di fondamento e di ogni concezione solidaristica delle relazioni sociali.

“Solo tutti insieme gl’uomini possono liberarsi dalle loro distanze. È precisamente ciò che avviene nella massa”.

Forse è giunto il tempo dei “nessuno”.