1980-1985

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Sindaco: Sandro Principe

Sandro Principe

Sandro Principe

Il quinquennio 1980-1985 è denso di azioni amministrative portate avanti dall’allora giovane sindaco Sandro Principe, eletto dal consiglio comunale di Rende senza un solo voto contrario (si astenne solo il gruppo consiliare del Partito comunista italiano).

Subito dopo l’elezione, Sandro si mise al lavoro su tutti questi fronti. Il suo obiettivo era quello di far diventare Rende una città vera. Non tanti piccoli agglomerati, tante piccole contrade, tanti piccoli quartieri, ma un’unica grande città. Ovviamente non era solo un problema di localizzazione delle abitazioni. Sandro sapeva che a Rende sarebbero venuti ad abitare persone di tutti i ceti sociali, di tutte le età, di tutte le “culture” in cui è divisa la Calabria. Sapeva che a Rende sarebbero venuti a vivere persone provenienti da altre regioni d’Italia, che sarebbero arrivati stranieri. L’Università, infatti, significava proprio questo. Bisognava far diventare Rende una città multietnica e multiculturale. Attuare la politica che lui stesso definì “dell’amalgama” per  far convivere tutte queste persone così diverse in un unico posto. Un posto accogliente “fisicamente” e un posto accogliente culturalmente. Pensò che l’azione non poteva portarla avanti da solo il Comune. Aveva bisogno di “aiuto” e rivolse la sua attenzione verso due grandi “agenzie” sociali: la Chiesa e la Scuola. Da un lato ristrutturò le chiese di Rende, ne costruì nuove, le rivalutò e le valorizzò. Dall’altro puntò sulla scuola favorendo nuovi investimenti e realizzando l’integrazione. Fu un’intuizione vincente. Oggi i rendesi si sentono rendesi, appartenenti a una comunità ben definita, con una propria identità amministrativa e culturale. La terza “agenzia” sociale  per l’amalgama fu il municipio. Realizzò musei, riordinò il commercio, salvò il centro storico dall’abbandono e dal disfacimento edilizio. Iniziò così la politica di ammodernamento e di revisione del piano regolatore generale con l’intento di interrompere la “verticalizzazione” della città e, al contrario, di favorirne l’espansione edilizia verso est ed ovest.

  1. Azioni mirate al ripopolamento:

si procedette all’acquisto di numerosi immobili da assegnare a famiglie bisognose (fabbricati Nudo, Covello, Tenuta, Principe, Mirabelli, Ciancio) e si realizzarono 36 alloggi di edilizia Economica nelle

Le case popolari di contrada Felpiano

Le case popolari di contrada Felpiano

attigue località Cozzo del Rito e Felpiano e 41 alloggi dell’Italposte, sempre in località Felpiano, da assegnare a dipendenti delle Poste.
Si stima che quest’azione abbia portato nel Centro-Storico e dintorni circa 300 abitanti in più. Pertanto i numeri ci dicono, con riferimento alla popolazione residente nel centro storico, che a partire dal 1980 si è verificato l’esatto contrario di quanto affermato dai nostri faziosi contradittori, in quanto il numero degli abitanti è adirittura aumentato;

  1. Azione tendente a verificare se esisteva la possibilità di costruire case unifamiliari e/o bifamiliari sulle colline circostanti il Centro-Storico:
Insediamento Italposte a Felpiano

Insediamento Italposte a Felpiano

fu incaricato il geologo Giuseppe Principe di verificare tale possibilità. Esclusa poi nel modo più assoluto poiché i siti erano pericolosi sotto il profilo della tenuta idrogeologica. Addirittura fu incaricato l’Arch.Valentino De Rango di progettare un villaggio in prossimità del Centro-Storico in località Cozzo d’Arintha, che richiamasse la topografia di Rende-Centro. Eseguiti i primi disegni del nuovo borgo arrivò la sentenza di non realizzabilità per ragioni di pericolo di dissesto.
In seguito nell’area si riuscì a realizzare solo l’intervento Italposte;

  1. Azioni varie susseguitesi negli anni per consolidare la Collina di Rende Centro:
    con vari interventi, per ultimo un progetto per 800mila euro eseguito durante le amministrazioni riformiste, ed attraverso un intervento per 1,6 milioni di Euro finanziato su richiesta delle suddette amministrazioni;
  2. Azione tendente a mantenere il Municipio nel Centro-Storico:
La parte ampliata del castello Normanno-svevo di Rende

La parte ampliata del castello Normanno-svevo di Rende

a tal fine furono realizzati gli ampliamenti destinati all’ufficio Urbanistico e all’ufficio Anagrafe, fu ristrutturata l’ex GIL destinata all’ufficio Lavori Pubblici, fu ristrutturata l’ala occupata dalle Suore di Don Guanella, per l’archivio e l’ufficio Ragioneria, fu completamente ristrutturato il Piano Nobile (uffici del Sindaco, Segreteria, Vice-Sindaco, ufficio Legale). Giova notare che per liberare l’ala occupata dalle monache fu costruito l’asilo nel sito dell’ex mattatoio.

Nonostante tutti questi interventi e la locazione di Palazzo Principe e di parte di Palazzo Magdalone per altri uffici, nel primo decennio del secolo in corso lo spostamento a valle del Municipio divenne ineluttabile per motivi di sicurezza ed igenico-sanitari del Castello Normanno-Svevo (durante la sindacatura Bernaudo l’INAIL per ben 3 volte verificò che il municipio andava chiuso per la mancanza di sicurezza dei dipendenti e soprassedette a seguito dell’assicurazione del sindaco che stavano per essere ultimati i lavori del nuovo municipio –esistono i relativi verbali-) ed anche perché il 96% della popolazione risiede distante dal Centro-Storico. Inoltre, vorremmo capire cosa c’entra il trasferimento del municipio con lo spopolamento. Ed a ben vedere, se si ragiona con serenità la vera ragione delle problematiche che affliggono il Centro Storico risiedono nella sua non baricentricità;

  1. Azioni tendenti a fare di Rende-Centro un luogo attraente per la Cultura e per l’Accoglienza:
    1. Sistemazione Abitato:

è stata realizzata la pavimentazione a porfido di tutte le vie principali e dei vicoli, la realizzazione della villetta in Rione Calabria, la realizzazione della villetta sottostante via Bella Arintha, la realizzazione della piazzetta e del locale sottostante nell’area dell’ex mercato coperto in via Bella Arintha, parepetti in pietra realizzati sulla circonvallazione;

    1. Chiese:
La chiesa Madre

La chiesa Madre

sono state restaurate tutte le chiese del Centro-Storico, in particolare la chiesa del Rosario, del Ritiro e S.Maria Maggiore. I lavori per restaurare la chiesa di S.Francesco sono tuttora in corso; sono state restaurate tutte le tele settecentesche delle chiese, oggi custodite in gran parte nel Museo Civico;

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L’interno della chiesa del Rosario in piazza degli Eroi

    1. Musei:

è stato acquistito Palazzo Zagarese ristrutturato e destinato a Museo Civico; è stato realizzato nel Civico il Museo del Folklore e della civiltà contadina e la pinacoteca attraverso l’acquisto di 3 opere di Mattia Preti, due tele del Solimena, una tavola di Dirk Hendriks ed opere di De Chirico, Sironi, Balla, Guttuso, Levi, Viani, Greco e Carrà; Palazzo Vitari è stato ristrutturato ed adibito a Museo dell’arte dell’Ottocento e del Novecento (MAON).